ANNO 16 n° 272
Detenuto malato grave
non ottiene né ricovero
né scarcerazione
E' cardiopatico, diabetico e costretto
a prendere 14 medicine al giorno
27/09/2012 - 04:00

VITERBO - Diabetico, cardiopatico, con evidenti problemi di deambulazione, costretto a prendere quotidianamente 14 farmaci diversi e bisognoso di stretta assistenza medica. Queste la situazione clinica in cui versa Luigi Mauro Navone, 55 anni, originario di Torino, detenuto dal 2 agosto scorso nel carcere di Mammagialla a Viterbo, dove sta scontando una pena di 6 mesi di reclusione per inosservanza degli obblighi familiari verso l’ex moglie: 250 euro al mese. Nonostante le sue condizioni, l’uomo non riesce ad ottenere gli arresti domiciliari né il ricovero in una struttura sanitaria protetta.

I suoi difensori, gli avvocati Remigio Sicilia e Antonella Cassandro, si sono rivolti al giudice di Sorveglianza di Viterbo, allegando il parere dei medici che certificano l’incompatibilità tra il suo stato di salute e il carcere. Da Viterbo la pratica è approdata a Roma, presso il tribunale di Sorveglianza, dove mercoledì 19 settembre si è svolta l’udienza che avrebbe dovuto disporre la scarcerazione. Ma la decisione è stata rinviata al 31 ottobre prossimo, in quanto nel fascicolo non era stata allegata la relazione medica della casa circondariale. Intanto le condizioni di Navone continuano a deteriorarsi.

L’uomo, con un’unica condanna alle spalle, dapprima docente dell’Università della Terza Età di Torino e poi fondatore di quella di Viterbo, poliglotta, nel 2002 si separa consensualmente dalla moglie. I due pattuiscono che, anziché corrispondere un assegno mensile di 250 euro, l’uomo lasci all’ex moglie una parte cospicua del suo patrimonio, tra cui una casa al mare in Liguria. Il tutto a parole, senza mettere nulla per iscritto.

Dopo un anno l’ex moglie presenta una querela ai carabinieri per violazione degli obblighi di assistenza familiare. Nel settembre 2006 il tribunale di Torino lo condanna a 6 mesi di reclusione. La sentenza viene confermata nel 2009 dalla Corte d’Appello, che concede all’uomo, nel frattempo trasferito a Valentano con la nuova compagna, la possibilità di accedere alla misura alternativa dell’affidamento in prova. Poco dopo, però, l’assistente sociale compila una relazione in cui scrive che Navone, durante il periodo di prova, non ha risarcito integralmente l’ex moglie. Lui si giustifica dimostrando che nella sentenza d’appello non è stato quantificato il danno da risarcire.

Nel luglio di quest’anno, arriva la decisione della Corte di Cassazione: la revoca del beneficio e l’arresto, eseguito il 2 agosto.

Subito dopo, i suo difensori hanno intrapreso la lunga trafila per fargli concedere gli arresti domiciliari o, in subordine, il ricovero in una struttura sanitaria per detenuti. Ma a distanza di 2 mesi non hanno ancora ottenuto una risposta dalla magistratura. E Navone intanto rischia la vita.






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