ANNO 16 n° 272
Detenuto a Mammagialla in sciopero della fame, ha gią perso sei chili
31/05/2013 - 04:00

VITERBO - Ha già perso sei chili di peso ma non intende sospendere lo sciopero della fame iniziato nove giorni fa: così Davide Rosci, condannato a sei anni di reclusione per gli scontri e le devastazioni del 2011 in piazza San Giovanni, a Roma, detenuto nel carcere viterbese di Mammagialla, prosegue la sua protesta contro le condizioni degli istituti di pena italiani e, in particolare, in quello di Viterbo.

Rosci, secondo quanto si è appreso, con lo sciopero della fame, oltre a denunciare la situzione carceraria, intende rivendicare il suo diritto al trasferimento nel carcere di Teramo, dove risiede il padre gravemente malato e quindi impossibilitato a raggiungere Viterbo per fargli visista.

Lo ha reso noto ieri il consigliere regionale abruzzese Maurizio Acerbo (Rifondazione Comunista). ''Dovrebbe bastare questa elementare considerazione - ha aggiunto Acerbo - a spingere il Dap (Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria) a rispondere positivamente alla richiesta di trasferimento di un detenuto condannato in primo grado sulla base di una norma del codice fascista solo in quanto fotografato nei luoghi degli scontri in una manifestazione a cui partecipavano centinaia di migliaia di persone''.

Infine, Acerbo a sollecitato parlamentari ''sensibili'' a recarsi presso il carcere di Viterbo per verificare le condizioni di salute di Rosci e a portare avanti ogni iniziativa utile nei confronti delle autorità competenti per fargli ottenere il trasferimento a Teramo.

Rosci, trenta anni, militante di Azione antifascista Teramo, è stato condannato a sei anni con il rito abbreviato dal Gup Massimo Bastinini, del tribunale di Roma, insieme con un gruppo di giovani che parteciparono alla manifestazione degli ''indignatos il 15 ottobre 2011.

Secondo l'accusa, avrebbe preso parte all'assalto al furgone dei carabinieri, bloccato e poi dato alle fiamme. Da qui l'imputazione per di devastazione e saccheggio, resistenza e lesioni pluriaggravate a pubblico ufficiale. Sono stati individuati alcuni mesi dopo i disordini attraverso le fotografie e le riprese filmante analizzati dalla Digos e dai carabinieri del Ros.

Il pubblico ministero, Simona Marazza, aveva chiesto una condanna più pesante: otto anni di reclusione. Rosci e gli altri arrestati sono in attesa del processo d'appello.

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