

Deputato? No party. E non puoi fare contemporaneamente il sindaco di una città con più di 20mila abitanti. Senatore? Yes Party E puoi rimanere sindaco, presidente di provincia, capo del condominio e via dicendo.
Con una decisione che suona come uno schiaffo alla Corte Costituzionale, la Giunta per le elezioni del Palazzo Madama ha votato contro l'incompatibilità tra la carica di senatore e quella di sindaco di città superiore a 20mila abitanti sancita dalla Consulta lo scorso ottobre. E ha smentito clamorosamente la decisione presa il 14 dicembre dall’omologa Giunta della Camera dei deputati. Un verro e proprio terremoto per il “bicameralismo perfetto”.
Protagonisti del colpo di scena: i rappresentanti di Pdl e Lega, hanno stabilito a maggioranza che i senatori Antonio Azzollini e Vincenzo Nespoli possono continuare a ricoprire entrambe le cariche, senza l'obbligo di optare per l'uno o l'altra. Idv e Pd hanno abbandonato i lavori per protesta, compreso il presidente della Giunta Marco Follini, che ha prima indetto il voto ed è poi subito uscito dall'Aula.
La decisione di Palazzo Madama spiazza Montecitorio, dove i parlamentari con il doppio incarico, tra i quali il sindaco di Viterbo Giulio Marini, hanno iniziato ad optare tra i due incarichi. E il caso dei deputati Nicola Cristaldi, Marco Zacchera (Pdl) e Luciano Dussin (Lega), che hanno “sacrificato” lo scranno alla Camera pur di restare primi cittadini di Mazara del Vallo, Verbania e Castelfranco Veneto). E proprio oggi, sebbene non fosse ancora tenuto a farlo, Ettore Pirovano si è dimesso da parlamentare per restare presidente della Provincia di Bergamo.
Marini, che si sta accingendo a compiere la propria scelta – molto probabilmente per Palazzo dei Priori –, raggiunto telefonicamente alla Camera, è sobbalzato sullo scranno. “E’ una tipica storia all’italiana. Certo le istituzioni non ci fanno una bella figura” commenta. Ad avviso del sindaco, all’origine del ‘’fattaccio’’ ci sarebbe la decisione del presidente della Camera Gianfranco Fini di imporre precipitosamente l’opzione. “Se si fosse applicata la norma dalla prossima legislatura – dice – non ci troveremmo in questa situazione surreale. E non mi si venga a dire che andava applicata in tempi rapiti la sentenza della Consulta. La legge dichiarata parzialmente incostituzionale – sottolinea - è in vigore da più di 50 anni. Non avremmo messo in pericolo la democrazia se avessimo aspettato altri 15 mesi”.
E’, quella di Marini, la stessa tesi sostenuta dai rappresentanti di Pdl E Lega, secondo i quali la sentenza della Consulta non è retroattiva, quindi va applicata dalla prossima legislatura.
Idv e Pdl, compreso il presidente della Giunta Marco Fillini, hanno abbandonato l’aula per protesta.
Resta ora da vedere quale sarà la reazione dei deputati-sindaci, tra i quali Marini, che non hanno ancora ufficializzato la loro scelta tra i due incarichi. L’ipotesi più accreditata e che non possano far altro che rispettare l’indirizzo della camera d’appartenenza.