

VITERBO - Mentre è in corso la Vas, la Valutazione ambientale strategica per il deposito di scorie nucleari, Italia Nostra sezione Etruria, Forum Ambientalista, Assotuscania, Comitato salute Ambiente Tuscia, Comitato Montalto futura no scorie presentano osservazioni in cui esprimono forti preoccupazioni e critiche in merito alla Carta nazionale delle aree idonee (Cnai), che individua - come è noto - 51 siti per il deposito nazionale, tra cui ben 21 nel Viterbese, nei comuni di Montalto di Castro, Canino, Cellere, Ischia di Castro, Soriano nel Cimino, Vasanello, Vignanello, Corchiano, Gallese, Tarquinia, Tuscania, Arlena di Castro, Piansano, Tessennano.
Le osservazioni riguardano, in particolare, la trasparenza del processo di consultazione pubblica, la sicurezza del sito e gli impatti sul territorio.
Per quanto riguarda in particolare la partecipazione pubblica, ''fondamentale per garantire una governance trasparente e responsabile'', sostengono che questa è stata gravemente limitata ''dalla scelta di considerare solo i soggetti competenti in materia ambientale (Sca), escludendo di fatto le associazioni, i comitati e i singoli cittadini''.
Alcune informazioni cruciali per una valutazione completa del progetto, come il Rapporto ambientale a supporto della Vas, non sono state rese pubbliche, in violazione della Convenzione di Aarhus. ''La mancata accessibilità di questi dati - sottolineano le associazioni ambientaliste - ostacola un’analisi approfondita, limitando il diritto dei cittadini a partecipare pienamente al processo decisionale''.
Il Viterbese, inoltre, è un territorio fragile, con un’economia basata sull’agricoltura biologica e sul turismo. ''L’installazione di un deposito di rifiuti radioattivi - dicono gli ambientalisti - comprometterebbe gravemente la reputazione e la sostenibilità economica della zona. Non solo, ma i rischi sismici e idrogeologici, non adeguatamente considerati nella selezione del sito, pongono seri dubbi sulla sua idoneità a ospitare un deposito di tale portata''.
Altro punto critico è la valutazione del rischio sanitario, ''che non considera adeguatamente gli effetti sulla salute pubblica derivanti da incidenti, malfunzionamenti o errori di gestione - dicono - Inoltre, la mancanza di un’analisi sui rischi di contaminazione delle acque superficiali e sotterranee in caso di incidenti rappresenta una grave lacuna, in un’area in cui le risorse idriche ed il mare sono fondamentali per la vita e l’ambiente''.
''La Tuscia - proseguono gli ambientalisti - è già fortemente impattata dalla crescita esponenziale di impianti eolici e fotovoltaici e agrivoltaici. L’ulteriore espansione di tali impianti, insieme alla proposta di un deposito di rifiuti radioattivi, rischia di compromettere irreversibilmente il territorio, già ampiamente sacrificato per la transizione energetica. La valutazione ambientale strategica (Vas) non ha preso adeguatamente in considerazione gli effetti cumulativi di questa espansione industriale, che danneggiano l’ambiente, il paesaggio e la biodiversità''.

In conclusione le associazioni ambientaliste chiedono ''una revisione dei criteri di selezione, che venga garantita una partecipazione effettiva di tutte le comunità interessate, specialmente per i documenti come l’aggiornamento della proposta di Cnai, e il parere tecnico fornito dall’Isin il 30 ottobre 2023, che non sono stati resi noti al pubblico''.
Sollecitano quindi la cosiddetta ''Opzione zero'', che ''rappresenta la soluzione più sicura - rimarcano - in linea con il “principio di precauzione”, dato l’impatto potenzialmente devastante che la realizzazione del Deposito Nazionale potrebbe avere sull’ecosistema e sulle fragilità idrogeologiche della Tuscia''.