



VITERBO - Alcuni giorni fa sul quotidiano La Repubblica l'ingegnere nucleare della Sogin Annafrancesca Mariani descriveva la Tuscia come un'area con le 'caratteristiche geomorfologiche migliori di tutto il territorio nazionale' tali da poter ospitare il deposito nazionale di scorie nucleari individuato in 21 aree, su 51, nella provincia di Viterbo. La Mariani parla di un territorio, la Tuscia, considerato a basso rischio sismico, sufficentemente lontano (Montalto?) dal mare, dai grandi centri abitati e dagli aeroporti. Insomma, una sorta di paradiso terrestre per le scorie nucleari, che però ha fatto immediatamente balzare sulla sedia i comitati e le istituzioni locali. La stessa Sogin intervenne sottolineando che i criteri con i quali erano stati individuati i siti potenzialmente idonei non valevano solo per la Tuscia, ma anche per gli altri siti, senza distinzione.
Massimo Gobbi, ingegnere nucleare e componenente del gruppo di lavoro nella stesura del ricorso al Tar, analizza da vicino la questione smentendo punto su punto le rassicurazioni di Sogin
Ingegnere, convincono le rassicurazioni Sogin sulle aree idonee ad ospitare il deposito nazionale di rifiuti radioattivi?
Le rassicurazioni Sogin relativamente alla scelta del sito per la costruzione del deposito nazionale di rifiuti radioattivi a bassa intensità nascondono in realtà una contraddizione verso chi dovrà ospitarlo.
Cioe?
A far dubitare sulle affermazioni di 'assoluta sicurezza' ci sono anzitutto le modalità di selezione utilizzate e la loro rispondenza alle raccomandazioni della Aiea (l’Agenzia internazionale per l’energia atomica delle Nazioni Unite ndr). Tale 'contraddizione' sta nell'interpretazione del gioco di parole utilizzato dalla legge che istituisce il deposito stesso: la legge n.31 del 2010 istituisce un deposito definitivo di rifiuti per la bassa e media attività ed uno stoccaggio 'provvisorio di lunga durata' per quelli di alta attività che non trova riscontro nelle classificazioni Aiea.
L'agenzia definisce e da indicazioni per due tipologie di deposito: quello provvisorio (interim storage) destinato a contenere rifiuti radioattivi per alcune decine di anni in attesa di metterli nel deposito definitivo, e quello definitivo (disposal o repository) dove i rifiuti rimarranno in eterno.
In relazione alla tipologia di rifiuti radioattivi Aiea indica i tipi di deposito definitivo ammessi: quelli di bassa radioattività possono essere ubicati in superficie con barriere di tipo ingegneristico (contenitori, edifici speciali etc.); per i depositi definitivi di rifiuti a media radioattività le indicazioni prevedono un confinamento di profondità intorno ai 100 metri; mentre per i depositi ad alta radioattività, che hanno tempi di dimezzamento di migliaia di anni, sono indicati siti in profondità a mille metri.
Per gli stoccaggi temporanei di alta attività, le soluzioni ingegneristiche suggeriscono il contenimento in piscine nelle centrali nucleari oppure in contenitori (casks) a secco in prossimità delle centrali.
E i depositi di lunga durata di rifiuti ad alta attività previsti dalla legge?
Aiea non da indicazioni in quanto non li ritiene sicuri, tanto che un gruppo di esperti ha espresso pubblicamente una serie di preoccupazioni su questa tipologia di depositi (long term storage) che si possono sintetizzare nella impossibilità di garantire la sicurezza dei contenitori per centinaia di anni, la sicurezza in caso di atti terroristici, guerre, instabilità politica che possono verificarsi nei lunghi tempi di permanenza in superficie, nella difficoltà a garantire fondi per la gestione e gli interventi futuri. Per questo il deposito di profondità viene indicato come il più sicuro.
Qual è la natura delle 'preoccupazioni' esposte?
La prima riguarda la decisione Sogin di mettere il deposito di alta attività di lunga durata in superficie per un tempo indefinito in quanto il deposito definitivo non esiste e nessuno lo sta cercando.
La seconda riguarda le scelte di Sogin relative alla tipologia di deposito per le scorie di bassa e media attività. Sogin arbitrariamente cambia le previsioni di legge; decide di fare un deposito per la sola bassa attività, che consente la localizzazione in superficie, e di mettere i rifiuti di media attività insieme a quelli di alta attività nel deposito di lunga durata. La variazione di strategia, che ha effetti sostanziali sulla gestione sui rifiuti radioattivi, non è stata sottoposta al vaglio del Parlamento.
E per quanto riguarda la selezione delle aree idonee?
Nonostante la parte più critica del deposito sia quella relativa ai rifiuti di alta attività, Sogin ha utilizzato la guida tecnica 29 di Ispra ideata per depositi definitivi di bassa e media attività, che non va bene né per il deposito di bassa attività né per il deposito di media ed alta attività, dove comanda il rifiuto più pericoloso.
Un'altra incongruenza, dunque ...
C'è anche da dire che nella selezione delle aree idonee sono state utilizzate cartografie obsolete e non dettagliate che hanno portato ad individuare aree non idonee, come dimostrato dall’Università di Torino che ha esaminato un sito campione ritenuto idoneo da Sogin dimostrando che non lo era.
In questo tempo è mancato, infine, il coinvolgimento dei portatori di interessi in tutte le fasi della localizzazione, indispensabile a garantire consapevolezza accettazione a livello locale.