ANNO 16 n° 199
Deposito nucleare, la Tuscia chiede risposte: 'Ora servono chiarezze'
L'intervento richiama il ruolo dei sindaci e della Provincia: 'La Tuscia ha gią dato, il confronto deve basarsi su dati e valutazioni tecniche'
18/07/2026 - 16:58

VITERBO - “Voglio innanzitutto ringraziare tutti i sindaci e le sindache della Tuscia che, insieme al Presidente della Provincia, stanno portando avanti questa battaglia con competenza, responsabilità e senso delle istituzioni. Stanno facendo tutto ciò che è nelle loro possibilità per difendere il territorio e noi continueremo a essere al loro fianco”.

“Questa non è una battaglia ideologica. È una battaglia che chiede trasparenza, rigore scientifico e rispetto per le comunità locali. Il tema non è essere favorevoli o contrari al nucleare. Il tema è capire se il progetto oggi proposto rappresenti davvero la migliore soluzione possibile e se la distribuzione delle servitù sul territorio nazionale sia equa”.

“Il Deposito Nazionale italiano è progettato per lo smaltimento definitivo dei rifiuti radioattivi a molto bassa e bassa attività. Per quelli a media e alta attività, invece, è previsto soltanto uno stoccaggio temporaneo all'interno del Complesso Stoccaggio Alta Attività, in attesa della realizzazione di un deposito geologico profondo che in Italia ancora non esiste”.

“Questo significa che il ciclo di gestione dei rifiuti radioattivi non si conclude. Viene rinviato.

I rifiuti più complessi dovranno essere custoditi per decenni, monitorati costantemente e successivamente trasferiti una seconda volta verso un'altra infrastruttura ancora da individuare”.

“Ogni futura movimentazione richiederà nuove autorizzazioni, nuovi trasporti specializzati, nuovi investimenti pubblici e il mantenimento nel tempo di un sistema di controllo estremamente sofisticato”.

“Altri Paesi hanno scelto di affrontare direttamente il problema. La Finlandia ha realizzato Onkalo, un deposito geologico scavato nella roccia cristallina a oltre 400 metri di profondità. La Svezia ha approvato un impianto analogo a Forsmark. La Francia sta sviluppando Cigéo, in una formazione argillosa stabile a circa 500 metri di profondità. In tutti questi casi l'obiettivo è l'isolamento definitivo dei rifiuti ad alta attività attraverso barriere naturali e ingegneristiche, riducendo al minimo la necessità di interventi umani per le generazioni future”.

“L'Italia, invece, propone oggi una soluzione che, per la parte più critica dei rifiuti radioattivi, rimane temporanea. Ed è proprio su questi aspetti tecnici che chiediamo risposte. Perché è stata scelta questa soluzione invece di programmare fin da subito un percorso verso un deposito geologico?

Quali sono i tempi realistici per la realizzazione di quest'ultimo? Per quanto tempo i rifiuti ad alta attività rimarranno nel deposito temporaneo? Quali saranno i costi complessivi di una doppia infrastruttura e di un doppio trasferimento dei materiali?”

“Sono domande legittime, tecniche, sulle quali i cittadini meritano risposte puntuali e documentate.

Ma esiste anche un'altra questione, che riguarda l'identità di questo territorio. La Tuscia non può diventare il laboratorio d'Italia. Ha già ospitato la costruzione della centrale nucleare di Montalto di Castro, poi trasformata a termoelettrica e gas . Oggi sostiene una delle più elevate concentrazioni di impianti da fonti rinnovabili del Paese, con migliaia di ettari di suolo agricolo interessati dalla produzione energetica. Abbiamo già dato un contributo rilevante alle politiche energetiche nazionali”.

“La nostra è una terra agricola, una terra di produzioni di qualità, di allevamento, di turismo, di archeologia, di paesaggio e di biodiversità. Un territorio che costruisce il proprio sviluppo sull'equilibrio tra ambiente, agricoltura e valorizzazione del patrimonio culturale. Non vogliamo che venga identificato come il luogo dove concentrare, una dopo l'altra, tutte le grandi servitù energetiche del Paese'.

'Questa non è una posizione NIMBY. È una richiesta di giustizia territoriale. È la richiesta che le decisioni pubbliche siano motivate nel merito, supportate da evidenze scientifiche e accompagnate da un confronto trasparente con le comunità locali. Noi continueremo a essere al fianco dei sindaci e delle sindache della Tuscia. E continueremo a chiedere che alle nostre domande si risponda nel merito, con dati, studi e valutazioni tecniche. Perché il futuro di un territorio non può essere deciso con slogan o semplificazioni, ma con responsabilità, competenza e rispetto per i cittadini che lo vivono ogni giorno”.






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