

VITERBO - (M.D.L.) Quattordici Comuni del Viterbese si sono già rivolti al Tar per presentare le loro contestazioni in merito al deposito di scorie nucleari. E' quanto emerso nel corso del convegno che si è tenuto ieri a Palazzo Gentili, organizzato dalla Provincia di Viterbo, dal Comitato per la salvaguardia del territorio di Corchiano e della Tuscia, insieme ai Comitati Montalto Futura, Comitato Maremma Viva, Comitato Verde Tuscia, Associazione Italiana Cultura e Sport- sezione di Viterbo e Italia Nostra (Sez. Tarquinia), Sovrano Ordine di Malta, la Pro loco di Gallese e il Biodistretto della via America e delle Forre.

Un momento di confronto tra amministrazioni, esperti e associazioni per sottolineare i motivi di inidoneità della Tuscia a ospitare il deposito nazionale.
Tra i relatori ha parlato l'avvocato Xavier Santiapichi che rappresenta tre amministrazioni comunali dell'area est della provincia ''che insieme ai Comuni del Biodistretto - ha detto - si sono rivolte al Tribunale amministrativo, sulla scia anche di un ricorso presentato da un Comune del Nord Italia''. A loro si aggiunge un altro Comune della Tuscia che ha fatto ricorso in maniera autonoma.
L'avvocato Santiapichi ha sottolineato che c'è un vizio di fondo in questa vicenda. ''Se fosse stata effettuata la Vas, la valutazione ambientale strategia - ha detto l'avvocato - probabilmente moltissimi degli elementi che oggi sono cotestati dagli enti locali, sarebbero stati utilizzati come parametri di inidoneità di certi siti ad accogliere il deposito''.
Proprio insistendo sulla questione della inodoneità, l'avvocato Santiapichi ha detto che uno degli elementi preclusivi è il rischio sismico, ''e, sotto questo aspetto - ha detto - il 60-70% delle zone della provincia sono inidonee. Ci sono poi i vincoli archeologici. Applicando rigidamente i criteri preclusivi, solo pochissime zone potrebbero rientrare in quei canoni''.

E' invece la Sogin, nell'ambito della Carta nazionale aree potenzialmente idonee, ha indiviuato 22 aree nella provincia di Viterbo su 67 complessive in tutt'Italia.

''Le 22 aree - affermano gli organizzatori del convegno - insistono su di un territorio omogeneo di carattere rurale con una forte vocazione agricola (tra le più sviluppate in Italia), con la presenza di aree naturali protette e aree archeologiche, da sempre un attrattore di turismo per questa zona. I siti dovrebbero infatti cadere a poca distanza da luoghi come il lago di Burano, l'Oasi di Vulci e la riserva Naturale di Montauto, individuati tra l'altro anche come siti natura 2000, la massima tutela naturalistica riconosciuta dall'Unione Europea''.
L'iniziativa precede il confronto ufficiale con Sogin che per la Regione Lazio si terrà il 9 novembre.
