ANNO 16 n° 273
''Denuncio il Comune
per tentato omicidio''
La storia della famiglia Capone che vive in un casa umida e con la muffa
22/12/2016 - 06:53

VITERBO – ''Denuncerò il Comune di Viterbo per tentato omicidio, perché per colpa dell’amministrazione io sto morendo e nessuno muove un dito, anche se tutti lì sanno quali sono le mie condizioni''. La disperazione è evidente nelle parole di Aldo Capone, 66 anni, affetto da una grave patologia respiratoria e polmonare all’ultimo stadio, costretto a vivere da quattro anni in una casa del Comune, su viale Fiume a Bagnaia, senza riscaldamenti e con infiltrazioni di muffa, acqua e umidità. Che ne hanno aggravato le condizioni. A nulla, infatti, sono serviti i deumidificatori posizionati in casa dagli sfortunati inquilini.

Parla a fatica, Capone, e a raccontare la sua storia a ViterboNews24 è la moglie, Anna Sistemini, 60 anni, anche lei malata. Con loro vive il figlio della coppia, un ragazzo di 16 anni affetto da asma e quindi anche lui pesantemente colpito dalle condizioni insalubri della casa in cui la famiglia è costretta a vivere. ''Potendo ce ne saremmo già andati via da qui – dicono Anna e Aldo -, ma siamo grandi, malandati, e campiamo con una sola pensione. Viviamo in mezzo all’acqua, con le pareti piene di muffa e l’umidità ovunque. La notte siamo costretti a tenere nel letto con noi i vestiti per il giorno dopo, altrimenti non potremmo metterli perché si fradici ano. Abbiamo interessato il Comune centinaia di volte, ci dicono 'tranquilli, è tutto a posto, ora provediamo'. Ma non hanno risolto proprio niente''. Nel frattempo, però, le condizioni di Aldo Capone si sono aggravate. E parecchio.

''Quattro anni fa – racconta ancora la signora Anna – il Comune ci ha proposto uno scambio. Abitavamo al Pilastro, in via Scriattoli, sempre in un alloggio comunale, ma non c'era l'ascensore e mio marito già allora non era in grado di fare le scale. Ci hanno trasferito qui, d’estate, ma in questo appartamento, seppur al piano terra, mancano gas e impianto di riscaldamento. Abbiamo speso circa 10mila euro di risorse proprie per rendere vivibile questo posto, ma con la pensione di più non riusciamo a fare. Viviamo in mezzo all’acqua, mio marito e mio figlio stanno sempre male e i riscaldamenti non sono stati mai installati. Ci scaldiamo come possiamo, con delle stufette che però per la salute di Aldo e del ragazzo non sono certo indicate. E’ una vergogna''. Anna chiede che i diritti della famiglia Capone vengano rispettati. ''Io non ho nulla contro gli immigrati, faccio anche volontariato per aiutarli – racconta la donna -, ma vi pare giusto che il Comune pensi agli stranieri e lasci noi a vivere in mezzo all'acqua? Gli altri festeggeranno, noi invece passeremo le feste di Natale nella muffa''.

''Non chiediamo tanto – aggiunge …. con un filo di voce -, ma solo che finalmente ci mettano i termosifoni per scaldarci ed asciugare casa. Quando siamo venuti quei era d'estate, non ci siamo accorti subito di che situazione ci fosse. Noi stiamo male, questi lavori dovevano farli prima che le mie condizioni si aggravassero così tanto, da tre anni il Comune mi rassicura a parole ma poi non fa niente. Il menefreghismo e l'indifferenza di Palazzo dei Priori sono totali. Io sto per morire – conclude con disperazione fredda e lucida – ma prima di andarmene denuncerò il Comune per tentato omicidio, perché negli uffici tutti conoscono da anni le noste condizioni e nessuno ha fatto niente per aiutarci''. A Babbo Natale la famiglia Capone non ci crede più. 

Facebook Twitter Rss