

CIVITA CASTELLANA - Riceviamo e pubblichiamo la lettera di ''No Imu Agricola'' a Nicola Zingaretti:
Gentile Presidente Zingaretti,
ci sentiamo costretti a rivolgerci a Lei in quanto Governatore della Regione in cui viviamo e coltiviamo i nostri campi, a seguito di una serie continua e incessante di attacchi da parte di alcuni amministratori locali e - soprattutto - della governance del BioDistretto della Via Amerina che - nonostante le evidenze - insiste a scagliare anatemi contro i coltivatori di nocciole, colture per cui anche la Regione Lazio ha dato incentivi e che - secondo chi guida il BioDistretto - sarebbero le maggiori responsabili dell’inquinamento e del dissesto ambientale della Tuscia.
Caro Presidente Zingaretti, non c'è nulla di peggio del pensiero unico, ovvero del punto di vista di qualcuno che in barba a tutte le evidenze di laboratorio voglia imporre le sue convinzioni erga omnes, anche se basate sul nulla.
Bene, è questo il caso dell'attuale leadership del BioDistretto della via Amerina che, sostenuta da alcuni (pochi) sodali continua a denigrare il territorio della Tuscia affermando che la coltivazione delle nocciole la responsabile di un drammatico (per quanto assolutamente smentito da tutti i dati) inquinamento ambientale a causa dei fitofarmaci e dei diserbanti utilizzati e ad alto rischio chimico. Addirittura il Presidente del Biodistretto è riuscito a mobilitare la redazione di Report e i reporter di alcune testate internazionali chiamandole a parlare dell'inquinamento legato alla coltivazione delle nocciole.
E manda su Facebook video in cui attacca i coltivatori che raccolgono le nocciole uccidendo i cittadini definendo tossiche le polveri che si alzano dai noccioleti. Senza dare minimo conto e prova della veridicità di quanto sta affermando, delle evidenze su cui si fonda.
Il suo Presidente sembra crogiolarsi in quei quindici minuti di notorietà che social e mezzi di comunicazione gli danno a spese di chi vive sui campi e dei campi.
Senza riscontri obiettivi quelle affermazioni sono mere menzogne.
Perciò abbiamo voluto vederci chiaro, assumendoci l’onere di fare prelievi in prossimità di torrenti e coltivazioni e verificare se vi sia inquinamento e di che tipo.
Noi del Comitato No Imu abbiamo realizzato prelievi di acque con relative analisi: da un fosso in pieno comune di Nepi (dove il sindaco in partnership con il Biodistretto ha dichiarato guerra alla nocciolicoltura) e da una fontanella di acqua potabile a ridosso di un pozzo di captazione del suddetto Comune.
Beh, i risultati sono stati illuminanti: nella acque analizzate ci sono colibatteri fecali e tensioattivi, frutto di inquinamento residenziale e di cattiva depurazione; nell'acqua 'potabile' della fontanella pubblica a ridosso del pozzo comunale è invece presente una quantità elevata di arsenico (doppia rispetto ai limiti), che rende l'acqua non potabile.
In nessun caso sono stati trovati residui di glifosate.
Perché allora continuare a sbraitare contro i produttori di nocciole?
Si tace, piuttosto, il fatto che ormai quasi tutti i Comuni della zona hanno sottoscritto convenzioni e disciplinari che attuano la lotta integrata e optano per una produzione che riduca all’osso l’impiego di sostanze chimiche, ciò in ogni caso sempre sotto rigidi e rigorosi controlli.
Vero che il biologico sarebbe la strada migliore per tutti, per primi noi agricoltori che sui campi ci passiamo la vita, ma nessuno commenta il fatto che, nonostante la domanda di biologico in Italia continui a salire, sul fronte nocciole non c'è richiesta di bio.
Anzi il biologico rimane invenduto!
Ci si domanda allora, al di là di sterili polemiche e battaglie di principio: la politica di questo intende farsi carico? C'è qualche amministratore che sappia e voglia aiutarci davvero sulla strada del biologico? Perché non chiedere all'università Agraria della Tuscia di inserire tra i suoi tanti progetti anche uno per la lotta bio contro la cimice asiatica, che decima la produzione di nocciole?
Purtroppo il BioDistretto su tutto questo tace.
Si preferisce distogliere l’attenzione, parlare invece alla pancia delle persone, incutere timori e paventare minacce alla salute dei cittadini, puntando il dito su una categoria di produttori e lavoratori denigrando le campagne a Nord di Roma solo per avere quindici minuti di notorietà? Perché questo sembra.
Come mai invece a nessuno interessa che nella fontanella pubblica del Comune di Nepi l'acqua risulti contaminata da arsenico con valori superiori al doppio dei limiti di potabilità?
Perché nessuno sembra volersi occupare del fatto che i fossi limitrofi al centro di Nepi sono pieni di immondizia, del fatto che i principi attivi risultati presenti nei torrenti (messi sotto i riflettori per le morie di pesci) sono quelli derivanti dagli usi residenziali e dalle piscine private e perché non si affronta il problema della inefficienza o insufficienza dei depuratori. Altro che monocoltura, altro che fitofarmaci...
Poiché ci fondiamo su dati obiettivi - non abbiamo timore a diffonderli con i mezzi di comunicazione trasmettendoli anche alla Procura della Repubblica - inviamo i risultati della analisi effettuate invitando il Governatore della Regione Lazio a chiedere al Biodistretto di fornire e rendere pubblici dati obiettivi su cui il suo Presidente fonda le accuse ed esternazioni in danno degli agricoltori e del territorio dell’Alto Lazio, confidando che qualcuno abbia la curiosità e l'autonomia di voler guardare oltre gli stretti orizzonti del pensiero unico, invitandolo a esigere il risarcimento per il danno arrecato alla reputazione del territorio governato da false insinuazioni denigratorie.
Comitato No Imu Agricola Civita Castellana