ANNO 16 n° 274
Denatalitą, crollo dei giovani nella Tuscia
L'allarme dei sindacati: 'Pesanti conseguenze dal punto di vista lavorativo e previdenziale'
Alessandra
08/09/2023 - 05:56
di Alessandra Sorge

Denatalità, crollo dei giovani nella Tuscia
Il dato è allarmante: cala drasticamente la fascia di età più produttiva della vita lavorativa
VITERBO - L'inverno demografico che ha colpito la nostra penisola non fa eccezione nella Tuscia. E i numeri comininciano ad essere preoccupanti. Negli ultimi dieci anni, infatti, in Italia, è sceso di quasi un milione il numero dei giovani tra i 15 e i 34 anni. Nella provincia di Viterbo la popolazione presa ad esempio è scesa del 14,1%, passando da 68.013 nel 2013 a 58.45 unità nel 2023, con una contrazione di 9558 individui tra uomini e donne.
Numeri che pesano, sia sotto l'aspetto demografico e, per logica conseguenza, anche sotto il profilo lavorativo che, di riflesso, comincia a dare segni di sofferenza.
Come evidenziano i dati elaborati dalla Cgia di Mestre, 'questa contrazione nella fascia di età più produttiva della vita lavorativa sta arrecando grosse difficoltà alle aziende italiane. Molti imprenditori faticano ad assumere personale, non solo per lo storico problema di trovare candidati disponibili e professionalmente preparati, ma anche perché la platea degli under 34 pronta ad entrare nel mercato del lavoro si sta progressivamente riducendo'.
Il venire meno di nuove leve nel mondo del lavoro sta rappresentando non solo una delle più grandi incognite che gettano ombre su progetti e investimenti, ma contribuisce ad indebolire anche la struttura previdenziale di una intero territorio
'Il calo demografico che ha investito la Tuscia - afferma Giancarlo Turchetti, segretario provinciale della Uil - è perfettamente in linea con il dato nazionale. Il problema di fondo è che manca l'assistenza adeguata alle famiglie, sostegni economici utili ad incentivare la natalità. 
Da un punto di vista occupazionale la nostra provincia restituisce dati sconfortanti, quasi da profondo sud. I giovani diplomati o laureati non riescono a trovare lavoro e dunque si vedono costretti a lasciare la città. Bisogna investire sulla formazione, puntare sul lavoro di qualità, dare la giusta dignità al lavoratore. Ed, infine, rafforzare la struttura formativa che è fondamentale a questo scopo. Il mondo sta cambiando, le professioni devono adeguarsi alle novità tecnologiche e informatiche. Basti pensare alle rinnovabili, solo per fare un esempio: questo settore è in forte espansione e le qualifiche professionali sono quasi introvabili. La sicurezza lavorativa, che è alla base di una società evoluta, è il primo punto fermo su cui poter gettare le basi di una società che guarda al futuro con più ottimismo'.



VITERBO - L'inverno demografico che ha colpito la nostra penisola non fa eccezione nella Tuscia. E i numeri comininciano ad essere preoccupanti. Negli ultimi dieci anni, infatti, in Italia, è sceso di quasi un milione il numero dei giovani tra i 15 e i 34 anni. Nella provincia di Viterbo la popolazione presa ad esempio è scesa del 14,1%, passando da 68.013 nel 2013 a 58.45 unità nel 2023, con una contrazione di 9558 individui tra uomini e donne.

Numeri che pesano, sia sotto l'aspetto demografico e, per logica conseguenza, anche sotto il profilo lavorativo che, di riflesso, comincia a dare segni di sofferenza.

Come evidenziano i dati elaborati dalla Cgia di Mestre, 'questa contrazione nella fascia di età più produttiva della vita lavorativa sta arrecando grosse difficoltà alle aziende italiane. Molti imprenditori faticano ad assumere personale, non solo per lo storico problema di trovare candidati disponibili e professionalmente preparati, ma anche perché la platea degli under 34 pronta ad entrare nel mercato del lavoro si sta progressivamente riducendo'.

Il venire meno di nuove leve nel mondo del lavoro sta rappresentando non solo una delle più grandi incognite che gettano ombre su progetti e investimenti, ma contribuisce ad indebolire anche la struttura previdenziale di un intero territorio.

Lo sottolinea anche Fortunato Mannino, segretario provinciale della Cisl:' Questi dati spaventano. Bisogna iniziare ad interrogarci proprio per il tournover che nei prossimi anni, per effetto dei ricambi generazionali, le aziende saranno obligate a fare: mancheranno operai ad alta specializzazione, tecnici, dottori, infermieri, e operai comuni'. Il problema, secondo il sindacalista, avrà ripercussioni inevitabili anche sul sistema previdenziale e sulle future assunzioni:'Con questo trend di desertificazione giovanile -conclude- le aziende saranno costrette ad importare la manodopera da altri paesi'.

Sulla stessa lunghezza d'onda anche Giancarlo Turchetti, segretario provinciale Uil:'Il calo demografico che ha investito la Tuscia è perfettamente in linea con il dato nazionale. Il problema di fondo è che manca l'assistenza adeguata alle famiglie, sostegni economici utili ad incentivare la natalità. 

Da un punto di vista occupazionale la nostra provincia restituisce dati sconfortanti, quasi da profondo sud. I giovani diplomati o laureati non riescono a trovare lavoro e dunque si vedono costretti a lasciare la città. Bisogna investire sulla formazione, puntare sul lavoro di qualità, dare la giusta dignità al lavoratore. Ed, infine, rafforzare la struttura formativa che è fondamentale a questo scopo. Il mondo sta cambiando, le professioni devono adeguarsi alle novità tecnologiche e informatiche. Basti pensare alle rinnovabili, solo per fare un esempio: questo settore è in forte espansione e le qualifiche professionali sono quasi introvabili. La certazza del lavoro, che è alla base di una società evoluta, è il primo punto fermo su cui poter gettare le basi di una società che guarda al futuro con più ottimismo'..






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