

VITERBO – Prende il via domani mattina (giovedì 8 marzo), davanti alla Corte d’Appello di Roma, il processo a carico di Mariola Michta, la donna polacca di 35 anni, condannata in primo grado a 18 anni di reclusione con il rito abbreviato per concorso nell’omicidio di Marcella Rizzello, la giovane di 29 anni assassinata a coltellate il 3 febbraio 2010 nella sua casa, a Civita Castellana, davanti alla figlioletta Giada, che all’epoca dei fatti aveva solo 14 mesi. Il processo di primo grado contro il suo ex compagno Giorgio De Vito, ritenuto l’esecutore materiale del delitto, è ancora in corso davanti alla corte d’assise di Viterbo.
A mesi di distanza dalla condanna di Michta sono emersi particolari dai contorni ancora oscuri che, ad avviso del difensore della donna, potrebbero portare all’assoluzione della donna. E’ infatti spuntata un’informativa dei carabinieri dalla quale risulta che Michta, la mattina in cui è avvenuto il delitto, sarebbe stata al CTO di Roma per sottoporsi a una visita ortopedica ad una mano ed eseguire una radiografia. La sua presenza, fino al primo pomeriggio del 3 febbraio risulta dai registri degli ambulatori.
Resta da capire perché la donna né in fase istruttoria né durante l’udienza preliminare in cui fu condannata ha mai riferito agli inquirenti e al suo avvocato di fiducia la circostanza. Al contrario ha confessato di essere stata insieme con De Vito in casa Rizzello per compiere un furto e di aver assistito, atterrita, all’assassinio. L’informativa dei carabinieri, infatti, è stata esibita dai difensori di De Vito ai giudici della corte d’assise a mesi di distanza dalla condanna di Michta.
L’uomo che l’avrebbe accompagnata a Roma, Angelo Greco, ascoltato dalla corte, ha dichiarato di non ricordare se il viaggio al CTO avvenne proprio il giorno del delitto Rizzello. E’ quindi probabile che venga di nuovo interrogato dai giudici della Corte d’Appello.