

Il voto nell'Aula del Senato sulla decadenza di Berlusconi avverrà quasi certamente a scrutinio palese. Ma Silvio Berlusconi non ci sta e il Pdl parte all'attacco evocando nuovamente venti di crisi e annunciando battaglia in Parlamento. Dopo due giorni di sedute e di scontri aspri tra Pd e Pdl, la Giunta per il Regolamento di palazzo Madama, presieduta dal numero uno di Palazzo Madama Piero Grasso, decide a favore della trasparenza mettendo a punto un dispositivo in cui si dicono due cose importanti.
La crisi di governo. Non vede altre prospettive, Silvio Berlusconi, nel giorno in cui dal Senato arriva il via libera al voto palese sulla sua decadenza. Perché non può accettare, racconta furioso ai suoi interlocutori, di restare al governo con i suoi carnefici. Ma sullo strappo pende l'ombra del 2 ottobre, quando al Cavaliere i 'governativi' fecero mancare i voti in Parlamento, assicurandoli a Enrico Letta. E allo strappo si oppone su tutti Angelino Alfano, ancora convinto della necessità di garantire la stabilità di governo. Tra l'ex premier e il suo figlioccio politico è in corso perciò un braccio di ferro che rende di ora in ora più difficile evitare la spaccatura che nessuno dei due vorrebbe. L'ultimo faccia a faccia a cena a Palazzo Grazioli tra Berlusconi e Alfano non è andato bene, spiegano nel partito, perché seppur non abbia portato alla rottura, ha rimarcato l'inconciliabilità delle posizioni. Il Cav vorrebbe convincere il vicepremier, cui ha azzerato le deleghe, a convergere sul documento per il passaggio a Forza Italia approvato nell'ufficio di presidenza della scorsa settimana, assicurandogli un ruolo importante nel nuovo partito. Ma per Alfano vorrebbe dire cedere su tutta la linea ai lealisti e accettare di mettere in dubbio la stessa tenuta del governo. Ma andare a votare adesso vorrebbe dire, spiega Gaetano Quagliariello, condannare il Paese all'ingovernabilità prodotta dal Porcellum, ma anche presentarsi alle urne 'senza leader' e consegnare la vittoria a Renzi. Ma non sembra sentire ragioni, il Cavaliere, nel giorno in cui viene dato il via libera al voto palese sulla sua decadenza. Uno 'scempio' che lo manda su tutte le furie. E gli fa sembrare intollerabile la permanenza nello stesso governo con i suoi carnefici. Alla vigilia i governativi gli avevano ventilato un risultato a favore del voto segreto ed è anche per questo, spiegano alcuni, che Berlusconi decide di annullare un pranzo con i ministri (appuntamento cancellato già nella serata di ieri, assicurano però gli stessi ministri). Ad ogni modo, per tutta la giornata, a Palazzo Grazioli è un via vai di falchi: Bondi, Verdini, Capezzone, Galan. In serata arriva Raffaele Fitto, che dopo una riunione dei lealisti assicura al Cav pieno sostegno. Ma Alfano, di cui pure si era ventilata l'arrivo, nella residenza del Cav ancora in serata non si vede. Berlusconi, racconta chi lo incontra, alterna momenti di rabbia ad altri di scoramento, per il fatto di vedersi 'tradito' da coloro che lui stesso aveva avviato alla politica. Alcuni dei ministri e dei parlamentari governativi li considera già 'persi', ma fino all'ultimo vuole giocare la partita con Alfano. E a questo punto metterlo alle corde perché prenda la decisione: con me o contro di me, ''prova a darmi scacco matto se ci riesci''. I lealisti gli consigliano di anticipare il Consiglio nazionale a prima del voto del Senato sulla decadenza e far emergere in quella sede (sempre che Alfano non decida di 'rientrare') la spaccatura e il 'tradimento' che il Cav sarebbe pronto a denunciare davanti al partito e agli elettori. Berlusconi è anche consapevole che senza i governativi non ha i numeri per far cadere Letta e continua a sperare di recuperare lo strappo con Alfano. Ma non esclude di andare nuovamente alla conta in parlamento mettendo in conto una nuova sconfitta. Dunque, se il vicepremier, che uno strappo proprio non lo vorrebbe, cercherà ancora di prendere tempo, il Cavaliere, spiegano, è pronto a metterlo alle corde e far emergere lui stesso la rottura. Anche se ciò volesse dire far diventare la sua Forza Italia opposizione in Parlamento.
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