

VITERBO - Dopo il no del Riesame agli arresti dei quattro indagati eccellenti, i sostituti Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci spingono il piede sull’acceleratore, avanzando le richieste di rinvio a giudizio. Ventitre, in totale, tra persone fisiche e giuridiche.
I reati ipotizzati contro di loro, a vario titolo, vanno dalla concussione alla corruzione; dalla turbativa d’asta al falso ideologico, dalla truffa all’emissione di fatture false o gonfiate; dall’abuso d’ufficio a una serie di reati minori. Soltanto per una delle società finite nel “pasticciaccio” Asl, i pm hanno chiesto l’archiviazione: si tratta della Ati Abbott, la stessa che nel giugno 2006 si era aggiudicata l’appalto per l’affidamento settennale di servizi di fornitura in service dei sistemi automatizzati di diagnostica per i laboratori dell’azienda sanitaria.
Il tutto per un importo di 18milioni di euro. Niente archiviazione, perché considerata già designata, per la Ati Lavin/Servizi Italia, l’Spa che tra il 2007 ed il 2009 aveva ottenuto l’affidamento esterno dei servizi di lavaggio, sterilizzazione e noleggio di ferri chirurgici per un importo pari a 3milioni l’anno.
Ci sono poi tutta una serie di altri appalti milionari e di faccende poco chiare finite sotto la lente di ingrandimento di Tucci e D’Arma. Come l’accentramento di tutti i servizi amministrativi della Asl all’indirizzo della Cittadella della salute tra il settembre 2006 e l’aprile 2008; e l’affidamento dei servizi di Front office nel periodo compreso tra il novembre 2007 ed il luglio 2009. Nel mirino della polizia inquirente, infine, anche i finanziamenti erogati in favore dell’associazione Aure Art tra il 2007 ed il 2009, e l’“allegra” gestione - “svolta anche mediante concussione” (si legge nei documenti) - delle case di cura Nuova Santa Teresa e Crc di Nepi. L’ipotesi è la truffa per 20milioni, avvenuta tramite rimborsi per prestazioni di riabilitazione alle due cliniche private riconducibili alla famiglia Angelucci.
Tra le ventitre richieste di rinvio a giudizio compaiono infatti gli imprenditori Roberto Angelucci e Gianluca Parroccini. Insieme all’ex manager della Asl Giuseppe Maria Aloisio e al braccio destro Mauro Paoloni. Per questi ultimi indagati eccellenti, in particolare, la Procura aveva chiesto l’arresto, respinto in prima istanza dal gip Salvatore Fanti e, successivamente (il 26 giugno scorso per l’esattezza), anche dal Riesame. In questo contesto va però sottolineato che “i giudici - aveva detto il procuratore capo Alberto Pazienti - hanno riconosciuto la fondatezza delle accuse”. Soltanto che, ormai, non sussistono più le esigenze di custodia cautelare. La parola, adesso, passa al gup che dovrà decidere se accogliere o meno le richieste di rinvio a giudizio e, successivamente, fissare l’udienza preliminare.