ANNO 16 n° 185
Dall'allarme al Telefono Azzurro alla sentenza: finisce l'incubo di quattro sorelle
Il collegio giudicante condanna la madre accusata di maltrattamenti aggravati. Decisive le toccanti testimonianze delle ragazze in aula
04/07/2026 - 08:17

CIVITA CASTELLANA - Si è chiuso con una condanna in primo grado a tre anni di carcere il procedimento penale per maltrattamenti in famiglia che vedeva imputata una donna residente a Civita Castellana. Il verdetto è stato pronunciato dal collegio giudicante guidato dal giudice Savina Poli, a seguito della richiesta formulata dal pubblico ministero Massimiliano Siddi. La vicenda era venuta alla luce nell'estate del 2023, quando l'ex coniuge della donna si era deciso a sporgere denuncia dopo l'ennesimo grave episodio di violenza fisica subito dalla figlia più grande, che oggi ha vent'anni.

Il dibattimento processuale ha sollevato il velo su una drammatica realtà domestica segnata da abusi, sfruttamento e abbandono, di cui sono state vittime le quattro figlie della coppia, due delle quali oggi maggiorenni e due ancora in tenera età.

Scuola abbandonata e turni al bancone: il racconto delle vittime

Le deposizioni delle due figlie maggiori hanno descritto un contesto di profondo disagio. I genitori, entrambi alle prese con gravi problemi di tossicodipendenza, facevano uso di sostanze stupefacenti regolarmente in presenza delle bambine. Una condotta che ha spinto l'autorità giudiziaria a revocare a entrambi la responsabilità genitoriale.

I primi accertamenti dei servizi sociali risalivano in realtà al 2019, anno in cui l'ultima nata della coppia era risultata positiva ai test tossicologici subito dopo il parto.

«Fin da quando avevo 13 anni passavo le serate a preparare gli aperitivi nel bar di famiglia», ha spiegato in aula la ventenne. «Terminata la scuola media siamo state costrette a interrompere gli studi per occuparci stabilmente dell'attività. Nostro padre non era mai in condizioni di gestire il locale e mia madre la mattina non riusciva a svegliarsi. Quello che era iniziato come un aiuto nel fine settimana è diventato un obbligo quotidiano. Oltre a questo, dovevamo mandare avanti la casa, cucinare e badare alle nostre sorelle minori. E mia madre ci picchiava per qualsiasi motivo».

Il trauma profondo vissuto dalle ragazze è emerso anche da un dettaglio: durante tutta la testimonianza in tribunale non hanno mai utilizzato le parole 'mamma' o 'papà', riferendosi ai genitori soltanto con i loro nomi di battesimo.

La segnalazione a Telefono Azzurro e la denuncia

Il muro di isolamento attorno alle sorelle era stato parzialmente intaccato già nel 2021. In quell'occasione fu il fidanzato di una delle due giovani, all'epoca quindicenne, a chiedere aiuto alle autorità. La ragazza ha rievocato quel momento davanti ai giudici:

  • «Volevo andare a fare una passeggiata in centro a vedere le luci di Natale, ma lei me lo vietò e mi impose di andare a lavorare al bancone. Io ero terrorizzata, così il mio fidanzato decise di chiamare Telefono Azzurro».

A seguito di quell'allarme, i servizi sociali avevano ridisegnato la collocazione delle figlie, affidandone tre al padre e lasciandone solo una con la madre. La situazione è però precipitata definitivamente nel luglio del 2023, quando una nuova e violenta aggressione ai danni di una delle ragazze ha fatto scattare l'intervento delle forze dell'ordine e la successiva denuncia.

Durante la requisitoria, il pm Siddi ha rimarcato l'assoluta credibilità delle accuse mosse dalle ragazze e dal testimone che per primo lanciò l'allarme, chiedendo tre anni di reclusione per la donna. Una richiesta pienamente accolta dal tribunale dopo la camera di consiglio.






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