ANNO 16 n° 261
Dalla Tuscia allo spazio: cinque progetti UNITUS verso la missione Axiom 5
L’Università della Tuscia è l’ateneo italiano con il maggior numero di progetti ammessi alla prima fase di valutazione ASI. Dalle neuroscienze all’alimentazione, dalla genetica alle coltivazioni spaziali
18/09/2026 - 13:05

VITERBO – Dalla Tuscia allo spazio. Sono ben cinque i progetti dell’Università degli Studi della Tuscia che hanno superato la prima fase di valutazione dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) nell’ambito della missione scientifica Axiom 5 (Ax-5), prevista per la seconda metà del 2027. Un risultato che, secondo quanto comunicato dall’Ateneo, porta UNITUS a essere l’università italiana con il maggior numero di proposte selezionate in questa fase.

Le ricerche spaziano tra discipline molto diverse, ma hanno un denominatore comune: studiare gli effetti della microgravità sulla vita, sull’organismo umano, sull’alimentazione e sulle piante, aprendo al tempo stesso nuove prospettive per le future missioni spaziali di lunga durata.

«Il superamento della prima fase di valutazione da parte dell’Agenzia Spaziale Italiana per ben cinque dei nostri progetti legati alla missione Axiom 5 rappresenta uno straordinario motivo di orgoglio», ha dichiarato la rettrice dell’Università della Tuscia, Tiziana Laureti. «Dalle scienze agrarie alla biologia, passando per le neuroscienze, la nutrizione e i Film Studies, i nostri ricercatori dimostrano come l’eccellenza accademica possa spingersi oltre ogni confine, anche quello terrestre».

Dalla percezione delle immagini alla vita delle piante

Il primo progetto, MOVING IMAGES WITHOUT GRAVITY, affronta un tema inedito: capire come l’assenza di gravità possa modificare la percezione dello spazio e del corpo umano davanti alle immagini in movimento. I ricercatori sottoporranno gli astronauti a brevi sequenze cinematografiche e a test percettivi prima, durante e dopo il volo. I risultati potrebbero contribuire alla progettazione di futuri contenuti culturali, informativi ed educativi destinati agli ambienti spaziali.

Con MIRAGE – Microgravity Innovation in Rehydration for Advanced Gastronomic Engineering, invece, la ricerca si concentra sull’alimentazione. L’obiettivo è sviluppare e validare la reidratazione in microgravità di una pasta ripiena liofilizzata, nel formato quadruccio. L’alimento dovrà essere compatto, nutrizionalmente denso e capace di reidratarsi passivamente in orbita, mantenendo qualità e caratteristiche organolettiche e riducendo il consumo di acqua e i tempi necessari per la preparazione.

La frutta secca italiana protagonista nello spazio

C’è poi SPACENUTS, progetto dedicato a nocciole, noci, mandorle e pistacchi italiani. Lo studio analizzerà gli effetti delle radiazioni e della microgravità sulla stabilità ossidativa, sulle proprietà antiossidanti e sulla qualità sensoriale della frutta a guscio.

La ricerca punta così a verificare la possibilità di valorizzare alimenti della dieta mediterranea anche nelle missioni spaziali di lunga durata, studiando inoltre l’eventuale funzione protettiva della pellicola esterna della frutta secca.

Genetica e adattamento alla microgravità

Il quarto progetto, GRIT – Genetic Resilience and Individual responses across gravity Transitions, guarda invece alle differenze individuali nella risposta allo stress provocato dai cambiamenti gravitazionali.

I ricercatori utilizzeranno come modello l’Artemia parthenogenetica, un piccolo crostaceo caratterizzato da linee clonali, per mettere in relazione l’espressione genica, analizzata attraverso RNA-seq, con comportamento e sviluppo in condizioni di microgravità. L’obiettivo è individuare i fattori genetici e molecolari associati alla resilienza o alla maggiore suscettibilità alle transizioni gravitazionali, con possibili ricadute anche nello studio della salute degli astronauti.

Batteri e serre del futuro

Chiude la cinquina U-BIOM – Understanding Bacterial biofilm under the Influence Of Microgravity, dedicato al comportamento dei biofilm prodotti da batteri fitopatogeni, cioè microrganismi capaci di colpire le piante ma innocui per l’uomo.

Attraverso camere microfluidiche e semi di pomodoro, l’esperimento studierà come la microgravità possa modificare i meccanismi di adesione e di patogenicità dei batteri. Una ricerca particolarmente importante in prospettiva futura, considerando la necessità di coltivare piante e ortaggi all’interno di serre spaziali durante missioni sempre più lunghe.

Una ricerca multidisciplinare con lo sguardo oltre la Terra

I cinque progetti testimoniano la varietà delle competenze scientifiche presenti all’Università della Tuscia: agricoltura, biologia, genetica, nutrizione, neuroscienze e cultura visuale convergono in un unico grande laboratorio, quello della ricerca spaziale.

Il passaggio alla prima fase di valutazione rappresenta ora un primo traguardo. Al termine del percorso di selezione, gli esperimenti potranno puntare concretamente all’integrazione nella missione Axiom 5, portando la ricerca sviluppata a Viterbo in orbita bassa terrestre.

Per UNITUS si apre così una nuova frontiera: trasformare le competenze maturate nei laboratori e nei dipartimenti dell’Ateneo in esperimenti capaci di contribuire alla comprensione della vita e dell’adattamento umano nello spazio, con uno sguardo rivolto anche alle future esigenze della Space Economy e delle missioni di lunga durata.






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