ANNO 16 n° 275
Dalla Regione 3 milioni per i depuratori, Comuni ''No Talete'' a un bivio
Finanziamenti gią approvati su proposta Ato, ma vincolati al passaggio sotto il gestore unico
17/12/2021 - 06:27

VITERBO - Arrivano fondi dalla Regione Lazio per interventi sulle reti idriche e fognarie. Previsti fondi anche in sette comuni della provincia di Viterbo ancora fuori dalla Talete. L'erogazione è però vincolata. La giunta regionale ha deliberato ''di prevedere, pena la decadenza dal finanziamento, che il soggetto attuatore delle opere sia individuato nel soggetto gestore del SII di ciascun ATO e che, ove il comune dove debbano eseguirsi gli interventi sia ancora titolare del servizio idrico, si proceda al trasferimento del servizio stesso, in tutte le sue componenti, al gestore unico dell’ATO''.

Le risorse rientrano nel ''Piano regionale per la realizzazione e l'adeguamento delle reti idriche e fognarie e degli impianti di depurazione delle acque reflue per il triennio 2021-2023'', documento approvato con delibera numero 905 dalla giunta Zingaretti lo scorso 9 dicembre, sulla base delle proposte di intervento inviate dai cinque Ato. L’importo complessivo ammonta a 15,4 milioni euro, di cui 3,8 per l’Ato ''Lazio Nord Viterbo''. All’interno di questo ambito sono dodici i comuni beneficiari, sette dei quali extra Talete.  La quota per loro ammonta a tre milioni e 169mila euro. Di seguito l’elenco e l’importo finanziato per ciascuno di essi: Tuscania 420.676,60 euro; Bagnoregio 168.455,62 euro; Grotte di Castro 380.000 euro; Farnese 495.000 euro; Ronciglione 500 mila euro; Monteromano 405 mila euro; Fabrica di Roma (quattro interventi da 200mila euro ciascuno). A questi si aggiungono poi gli interventi per lavori di carattere solo idrico in comuni che sono già in Talete: Castel Sant’Elia (180mila euro), Magliano Romano (93.720 euro), Mazzano (120 mila euro), Soriano nel Cimino (180 mila euro); Blera (187.200 euro).

La parola adesso passa i Comuni. Una vicenda, questa, sulla quale potrebbe pesare anche il deferimento dell'Italia alla Corte di Giustizia europea scattato lo scorso giugno a causa dei valori di arsenico oltre i limiti in alcuni centri non serviti da Talete. Vicenda seguita da vicino anche dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.






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