ANNO 16 n° 274
Dalla bancarotta all’evasione, nuovi guai per la famiglia Sacconi
24/10/2013 - 01:44

VITERBO – Tutto inizia da una verifica fiscale avviata nel 2008. Una di quelle attività che i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria definiscono “ordinarie”; ma poi, quando sono saltati fuori i numeri, devono essere balzati dalla sedia anche loro: nove milioni di euro (!).

A tanto, secondo l'indagine, ammonta l'evasione commessa da Mauro Sacconi e i figli Simone ed Alessio, noti imprenditori del settore edile. Responsabile della presunta frode, insieme a loro, il socio Fabio Galanti.

Secondo gli uomini delle Fiamme gialle, non appena avuta la notizia della verifica cinque anni fa, i quattro avrebbero “dapprima svuotato il patrimonio della società verificata – spiegano gli investigatori - attraverso la costituzione di nuove società e la cessione fraudolenta dei beni mobili e immobili posseduti” e, successivamente, trasferito la sede legale a Grosseto, presso un indirizzo inesistente, e poi negli Stati Uniti. Tale società, inoltre, ''già dal 2009 non presentava le prescritte dichiarazioni dei redditi”.

Ritenendo valide e motivate le proposte formulate dalla Finanza, quindi, la Procura viterbese ha applicato le misure dei sequestri preventivi su numerosi beni (disponibilità finanziarie, patrimoniali, immobili, mobili registrati, mobili) nei confronti degli imprenditori, “la cui condotta – si legge nel provvedimento - ha evidenziato la loro assoluta indifferenza delle regole poste alla base dell’ordinamento tributario e alle regole della concorrenza tanto da danneggiare le imprese oneste nell’aggiudicazione delle commesse private e pubbliche nel settore delle costruzioni e dei lavori edili”.

Il provvedimento giudiziario è stato eseguito ieri mattina e ha portato al sequestro preventivo per equivalente, finalizzato alla confisca dei beni di proprietà degli indagati. Si tratta, in particolare, di due immobili costituiti da 20 appartamenti, 12 posti auto ed aree pertinenziali del valore di oltre 3 milioni di euro. Secondo quanto disposto dalla magistratura, ''i due immobili hanno costituito cose pertinenti al reato e che servirono o furono destinati a commetterlo’’.

Ma l'indagine, adesso, non è affatto conclusa: le numerose perquisizioni locali e domiciliari eseguite ieri dai militari della finanza, infatti, “sono finalizzate – sottolineano - alla ricerca di ulteriori elementi di prova comprovanti la reiterazione dei reati”.

Perché, in realtà, Sacconi senior e Galanti non sono nuovi a guai giudiziari.

Risale al dicembre di un anno fa la condanna a sei anni con l'interdizione dai pubblici uffici per il primo, e a quattro anni e sei mesi per il secondo. La vicenda riguardava il fallimento della società Edilmarket e i due, insieme ad altrettanti imputati, erano accusati di bancarotta fraudolenta per distrazione di denaro. L'inchiesta iniziò nel 1998, all'indomani del fallimento, poi il processo la cui prima udienza si svolse nel 2004. Il 19 dicembre 2012 la sentenza di condanna.

Forse è per via di questo trascorso che, ieri mattina, quando i finanzieri hanno suonato ai mega cancelli della tenuta hollywoodiana sulla Cassia sud, i Sacconi non avrebbero battuto ciglio.

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