

Subito dopo la scomparsa di Lucio Dalla si è aperto il «giallo-eredità». Per dipanarlo il tribunale ha nominato Massimo Gambini curatore patrimoniale. Doveva prendere in mano lo stato patrimoniale del cantautore, verificando quello che c'è a tutela degli eredi. E il testamento non c'è, ha scoperto Gambini: «Se un notaio avesse un testamento di Lucio Dalla, credo che a quest'ora quasi certamente mi avrebbe contattato per dirmelo». Senza escludere che dall'inventario possa però emergere un testamento olografo.
Intanto questa mattina, uno dei candidati, il cugino di secondo grado, Simone Baroncini aveva detto al Corriere: «Nessun contrasto e non chiedo soldi. La maggior parte dei parenti è d'accordo sulla Fondazione. La Fondazione è un desiderio molto forte ma per il momento non c'è niente di reale, ne abbiamo solo parlato». Aggiungendo che la Fondazione dedicata al cantautore dovrebbe essere un «centro di attività, concerti, teatro, registrazioni e altro. E poi si potrebbe fare di questa casa - aggiunge Baroncini, riferendosi all'appartamento bolognese di Dalla - un museo: non si può immaginare quante opere d'arte ci sono qui dentro».
Riguardo invece le polemiche sul mancato coming out di Lucio Dalla e i funerali in chiesa, è intervenuto il cardinale Angelo Bagnasco: «Di fronte ai morti, ai defunti, preghiamo gli uni per gli altri, sempre». Così il presidente della Cei ha risposto, martedì pomeriggio a Genova, a margine di un convegno, ai giornalisti che gli chiedevano un commento.
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