


NEPI – Dalla tutela dell’ambiente alla produzione condivisa di energia rinnovabile, passando per la partecipazione dei cittadini e la valorizzazione delle risorse locali. È il percorso del Biodistretto della Via Amerina e delle Forre, che ha portato la propria esperienza al Congresso europeo del biologico di Cork, in Irlanda, presentando un modello di sviluppo fondato sulla collaborazione tra comunità, istituzioni e imprese.
Al centro dell’esperienza illustrata in Irlanda c’è il legame tra il Biodistretto dell’Agro Falisco e la Comunità energetica rinnovabile (Cer) di Nepi, nata nell’ambito di un progetto finanziato dalla Commissione europea con l’obiettivo di promuovere la partecipazione dei cittadini e delle istituzioni alla transizione energetica.
Il Biodistretto ha assunto un ruolo operativo nell’iniziativa, diventando il primo produttore di energia pulita della comunità energetica grazie all’installazione di un impianto fotovoltaico sul tetto di un edificio comunale di Nepi. L’impianto produce energia destinata a contribuire al fabbisogno dei membri della Cer.
Il sistema si basa sulla condivisione virtuale dell’energia: quella prodotta viene immessa nella rete elettrica e può essere associata ai consumi degli aderenti alla comunità. L’energia condivisa consente di accedere a un incentivo economico, che potrà essere in parte redistribuito tra i partecipanti e in parte destinato a iniziative sociali e progetti a beneficio del territorio.
L’obiettivo è affiancare alla produzione di energia da fonti rinnovabili un meccanismo di collaborazione locale, capace di generare risorse economiche e sostenere le comunità coinvolte. Un approccio che, secondo il Biodistretto, consente di affrontare la transizione ecologica non soltanto attraverso nuove tecnologie, ma anche attraverso forme di partecipazione e gestione condivisa.
Nel corso degli anni, il Biodistretto della via Amerina ha promosso iniziative per la tutela ambientale e della salute, dalle campagne contro l'impiego di pesticidi e della chimica di sintesi alla mobilitazione contro l'ipotesi di realizzare un deposito di 95 mila metri cubi di rifiuti radioattivi nella Tuscia.
La partecipazione al congresso di Cork rappresenta quindi l'occasione per rilanciare una visione che affianca alla difesa del territorio la ricerca di soluzioni concrete per la transizione energetica, con particolare attenzione al coinvolgimento delle comunità locali.