ANNO 16 n° 275
Da zero a dieci
i voti alla Viterbese
Ai tifosi va anche la lode sono stati
il vero e unico sponsor dei gialloblu
02/06/2013 - 04:00

di Domenico Savino

VITERBO – E’ arrivato il momento di dare i voti. Di esprimere un giudizio compiuto sul campionato della Viterbese. Ad una settimana dalla sconfitta contro la Virtus Castelfranco è il tempo dei bilanci. La stagione si chiude comunque con il segno positivo: squadra, staff tecnico, tifosi hanno ricreato l’entusiasmo sopito da anni di vessazioni e promesse non mantenute. Sono stati tirati fuori le sciarpe e gli striscioni, si è riscoperto l’amore verso la squadra della città.

Grande assente la società che è venuta meno nel momento in cui serviva serrare i ranghi. Hanno provato a colmare il vuoto i tifosi che con le collette hanno provato ad alleviare le pene e gli va riconosciuta la straordinaria prova d’affetto. C’ è comunque un patrimonio sportivo e sociale da salvaguardare. Sono ore febbrili in tal senso al pari di quanto è stato appassionante il cammino gialloblu. ViterboNews24 prova attraverso il pagellone di fine stagione a fornire un’analisi lucida e compiuta di quello che è stato. Ruolo per ruolo è stato scandagliato il campionato degli uomini di Farris commentando le imprese dei singoli più rappresentativi.

PORTIERI – Alla fine la scelta è caduta su Lorenzo Riommi: under classe 1992, la sua è stata una scoperta. Infatti si era partiti con Forti titolare e Di Fabio dodicesimo. Nessuno dei due ha convinto, addirittura Di Fabio ha fatto le valigie ben presto. Allora Manfra ha dirottato le attenzioni nei confronti dell’ex Perugia. E la scelta ha avuto i suoi frutti. Peccato per l’incertezza contro il Casacastalda, ma su tutti vale il rigore neutralizzato ad Essoussi nei play off contro il Sansepolcro (voto 7,5).

DIFENSORI – Una grande squadra si riconosce dalla sua Maginot. Farris da buon difensore ha puntato inizialmente sul reparto che conosce meglio per costruire la sua Viterbese. Under sulle fasce, over i centrali: scelte di metodo dalle quale Max non ha mai derogato. Dopo la conferma di Fabio Fapperdue, sono arrivati Nicholas Ibojo  e Marco Pollini, reparto irrobustito dall’acquisto di Rapino a gennaio. Ed è proprio dai centrali che parte l’analisi. Hanno subito preso in mano il reparto Fapperdue e Ibojo con caratteristiche che si completano: il primo andava spesso in anticipo e giocava in marcatura, il tutto condito dal vizio del gol (4) e dalla fascia da capitano indossata con grande ardore (voto 8). Il secondo si staccava e spesso ha tolto le castagne dal fuoco;  il grande senso della posizione e il fisico da granatiere gli hanno consentito di giganteggiare sui palloni alti; ha anche piedi buoni che gli consentivano di iniziare l’azione palla a terra. (voto 8,5).

Si è dimostrato utilissimo Pollini: sia da difensore che da mediano davanti alla difesa quando Giannone si è infortunato. Per lui la rete del momentaneo vantaggio a Valfabbrica (voto 7). Per quanto riguarda i giovani su tutti merita menzione Filippo D’Alessio (voto 6,5), la prima vera trovata di Farris. L’under classe ’95 è stato ben presto aggregato dalla juniores e non ha più mollato un posto in prima squadra. Deve crescere, ma ha dalla sua il tempo e la costanza, premiato dalla convocazione nella rappresentativa di D.

CENTROCAMPISTI – Il reparto mediano è quello che ha consentito il cambio di passo. Dalla zona di filtro è nata la nuova Viterbese che ha stupito tutti. Anche in questo caso dagli over è arrivato il cambio di passo con la piacevole sorpresa del classe ’94 Matteo Ciogli (voto 7): un instancabile motorino cresciuto di gara in gara: un meticoloso soldatino che ha sempre svolto al meglio il suo compito. Le sue prestazioni sono subito finite sui taccuini di diversi osservatori e lo status di under lo aiuta e non poco. Il volto semplice e pulito della Viterbese.  Ma si diceva degli over: la spina dorsale si è basata prima su Roberto Travaglione, fido scudiero del ds Manfra, poi su Rocco Giannone. A causa degli infortuni non è stato mai possibile vederli giocare insieme, ma hanno conferito spessore alla manovra: Travaglione ha dovuto salutare la stagione in anticipo già a febbraio, prima la frattura al piatto tibiale, poi i problemi al ginocchio. In un’ipotetica Viterbese del futuro avrebbe il posto assicurato (voto 6,5). Giannone aveva bisogno di entrare in forma; poi ha imposto il suo spartito, il suo calcio ritmato fatto di appoggi semplici e di lanci precisi.

Il metronomo che serviva a Farris per dare un senso al suo gioco. Anche il suo ginocchio ha fatto le bizze ed ha dovuto alzare bandiera bianca (voto 7). Vanno considerate anche le prestazioni puntuali di Giacinti instancabile nel lavoro di cucitura tra reparti e le prestazioni di Kol Nikolla: si è fatto notare alla distanza e meriterebbe un’altra chance. Guardare la prova contro lo Spoleto nei play off per credere.

ATTACCANTI – Bastano un nome e un cognome, Mathias Vegnaduzzo:  semplicemente imprescindibile. Impensabile la Viterbese senza di lui. 23 gol in stagione, un apporto costante in termini di presenza in campo e di dedizione alla causa. Ha deciso di restare a Viterbo, si è ostinato a portare sulle spalle la croce gialloblu: ha messo così tanta paura ai difensori avversari che in molti tremavano alla sua presenza. E’ il simbolo di una squadra che con poco a disposizione ha fatto tantissimo (voto 9).

Gli altri componenti il reparto sono un gradino più sotto: tutti utili si sono alternati al fianco del puntero che ha costantemente giovato della compagnia: soprattutto Antonio La Porta tatticamente perfetto e utilissimo (voto 7). Aveva la caratteristica di essere la zanzara sui portatori di palla avversari. Dotato di buona tecnica ha fornito il suo decisivo contributo. Gianluca Scardini ha carburato col tempo, ma ha comunque gonfiato la rete in otto occasioni. Splendidi i suoi play off, finiti anzitempo per una distorsione al ginocchio (voto 6,5). Chi invece ha spaccato le partite è stato Matteo Pero Nullo, scatti e dribbling a ripetizione conditi da una tecnica sopraffina. Riuscisse a mantenere quel ritmo per tutti i novanta minuti sarebbe incontenibile, da categoria superiore. Ma i gol su punizione contro la Pianese e la stoccata al Sansepolcro da trenta metri valgono da soli il prezzo del biglietto (voto 7,5).

L’ALLENATORE – Massimiliano Farris merita il massimo dei voti 10: grande tecnico e grande uomo. Ha difeso la squadra quando era necessario farlo, l’ha caricata, coccolata, plasmata giorno dopo giorno. Si è infuriato dopo Pierantonio, gli unici due punti persi della stagione. Ha fatto da parafulmine quando è deflagrata la crisi. La Viterbese è la sua creatura: era l’uomo in più all’inizio e ha dimostrato tutto il suo valore. Ormai è un viterbese a tutti gli effetti e gli piacerebbe da matti proseguire l’avventura in qualsiasi categoria. Si è circondato di uno staff di prim’ordine: Fimiani e Giovannini sono stati le sue spalle ideali senza dimenticare il massaggiatore Caniello e il medico Mario Gobattoni.

LA SOCIETA’ – Sarebbe facile dare il voto più basso, perché il più scontato. Ma questa società ha due grosse responsabilità: la mancata chiarezza e la fuga di massa. Essere chiari e lineari nel mondo della comunicazione è fondamentale: dire le cose come stanno, raccontare la verità senza paraventi. Questo non è successo e sarebbe stata la cosa più facile. E invece l’appetito è venuto mangiando senza accorgersi che i denti non masticavano più. Isolarsi non è servito al pari di fuggire. Non è stato un bel segnale darsela a gambe quando tutto crollava e la lasciare la squadra sola al suo destino. Insomma tante manchevolezze verso un gruppo che non lo ha meritato. Da questo discorso sono evidentemente esentati il ds Manfra, il vice presidente Donsanti, i collaboratori Cusi, Ursini e l’instancabile segretaria Domenica Palozzi e tutti coloro che a vario titolo si sono prodigati in questa stagione. Il voto a questi ultimi è un 9 di commozione, mentre per i vertici che sanno soltanto scappare è un bel 0 spaccato. Perché siamo generosi.

TIFOSI – Lo sponsor della Viterbese. Hanno dato tutto anche i soldi, si sono strati intorno alla squadra e l’hanno amata come una figlia. Al pari dei giocatori sono i vincitori morali perché hanno avuto la forza di coinvolgere una città dormiente e svogliata nell’appoggiare le imprese della squadra: il concerto del 1 maggio è l’apice della loro infinita passione. E voto 10 e lode.






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