

VITERBO - È partita da Viterbo con un desiderio semplice e profondo: essere fisicamente vicina a Papa Leone in un momento delicato. Suor Rosetta, 80 anni, mercoledì 14 ottobre ha raggiunto Roma in treno e si è recata davanti al Policlinico Gemelli, dove il Pontefice è ricoverato.
Un viaggio nato dalla fede e dalla volontà di accompagnare con la preghiera il Papa. «Si può pregare ovunque, ovviamente, ma oggi sono venuta da Viterbo per pregare e stare un po’ qui, vicino al Papa», ha raccontato la religiosa.

Seduta sul marciapiede, al sole, proprio nei pressi delle finestre dell'ospedale, suor Rosetta ha stretto tra le mani un rosario di legno. Un'immagine semplice, ma carica di significato, diventata testimonianza della vicinanza di tanti fedeli al Pontefice.
Con sé aveva anche un libro dedicato a Prevost, che aveva iniziato a leggere durante il viaggio verso Roma. Un testo che, racconta, le ha ricordato il valore della speranza soprattutto nei momenti più difficili.
«Lo stavo leggendo in treno mentre venivo», ha spiegato. Tra le pagine ha ritrovato un messaggio che sente particolarmente vicino alla situazione attuale: nelle difficoltà personali così come nei momenti di sofferenza collettiva, la fede può rappresentare un punto di riferimento e ricordare l'amore di Dio.
La presenza di suor Rosetta davanti al Gemelli si è così trasformata in un momento di raccoglimento e preghiera. Nessuna iniziativa organizzata, soltanto la volontà di fermarsi per qualche tempo, recitare il rosario e rivolgere un pensiero al Pontefice.
Il suo auspicio è espresso con poche parole, ma racchiude tutta la sua preoccupazione e la sua speranza: «Prego che conceda ancora a Papa Leone di guidare la Chiesa».
Da Viterbo a Roma, dunque, per testimoniare una vicinanza spirituale che, per suor Rosetta, non può essere soltanto a distanza. Un piccolo gesto personale che diventa anche il racconto di una fede vissuta attraverso la preghiera e la presenza.