

VITERBO – Non riesce da un anno ad incassare la pensione. O meglio, ci riesce solo dopo alcuni mesi di peripezie, grazie alla buona volontà di un amica di famiglia, impiegata all’Inps. Nemmeno si trattasse di una somma stratosferica: l’anziana signora percepisce, o dovrebbe percepire, un assegno sociale di 168 euro.
Una volta incassati gli assegni, con tre o quattro mesi di ritardo, è costretta a rifare la spola tra l’Inps, che le invia regolarmente la somma il primo di ogni mese, e le poste centrali di Viterbo, dove le viene risposto che la sua pensione non è arriva. Ma in realtà non è così: l’assegno è sempre arrivato, ma le stesse poste l’hanno costantemente restituita al mittente.
All’origine dell’Odissea c'è un inghippo burocratico che ha dell’incredibile: alle poste risulta che l’assegno le è stato sospeso, cosa che in effetti era avvenuta per un breve periodo. Non è però bastato che l’Inps abbia ripreso da un anno a inviarlo ogni mese per chiarire a chi di dovere che la pensione le è stata riassegnata.
Per aggirare l’ostacolo, la donna, consigliata dall’amica impiegata all’Inps, ha anche spostato il suo libretto dalle poste centrali a quelle di via Cattaneo. Ma non c’è stato nulla da fare.
Finora, ogni tre o quattro mesi, l’Inps le ha consentito di incassare le spettanze inviandole un bonifico direttamente sul suo libretto. Un piccolo gesto di attenzione per “premiare” i suoi continui pellegrinaggi dall’uno all’altro sportello.
Le poste, per sbloccare la situazione le hanno anche chiesto un cosiddetto “certificato di reintegro”. L’inps glielo ha spedito accompagnato da una nota durissima: “Si segnala che nonostante i regolari flussi telematici inviati da questo istituto, l’ufficio postale di Viterbo si rifiuta di pagare le rate di pensione a…”.
Nemmeno il certificato è però riuscito ad infrangere il muro di gomma della burocrazia. L’anziana donna, da gennaio, non incassa più l’assegno. Tanto che ha deciso di aprire un libretto a risparmio in una banca, sul quale farsi inviare la pensione dall’Inps. Forse riuscirà così a risolvere il problema. Resta tuttavia il fatto che ha dovuto lottare un anno per superare un cavillo burocratico. Il tutto per 168 euro al mese.