ANNO 16 n° 274
Crollo dell'artigianato, in dieci anni perse 1927 attivitą
E' quanto emerge da uno studio della Cgia di Mestre: 'Si preferisce chiudere le partite iva e rimanere nel mercato del lavoro come dipendente'
Alessandra
29/08/2023 - 07:01
di Alessandra Sorge

Crollo dell'artigianato, in dieci anni perse 1927 attività
E' quanto emerge da uno studio della Cgia di Mestre:'Si preferisce chiudere le partite iva e rimanere nel mercato del lavoro come dipendente'
VITERBO - Abbassare la saracinesca per non riaprire mai più. Continua l'emorragia delle attività artigianali nella provincia di Viterbo. Uno studio della Cgia di Mestre su dati Inps ha infatti evidenziato che dal 2012 il numero delle imprese nella Tuscia è crollato del 18 percento. Certamente un duro colpo per l'economia locale, già fiaccata dalla pandemia, prima, e dalla miriade dei rincari che gravano sui conti delle imprese, poi. 
L'artigianato nella Tuscia sta pian piano scomparendo e addio a tutte quelle attività che fino a ieri hanno contraddistinto la storia dei nostri piccoli e grandi quartieri, delle nostre piazze e vie, l'ossatura delle nostre città che, negli anni, sono diventate punti di riferimento anche turistici, se vogliamo, e che per questo hanno saputo valorizzare l'identità dei luoghi in cui operavano. 
Cambiano le abitudini agli acquisti, favorite dalla 'comodità' dei grandi centri commerciali o dagli acquisti on-line; manca il tournover generazionale, il che presuppone una formazione specifica e talvolta onerosa per le nuove leve. Senza considerare gli aumenti del costo degli affitti e tasse varie, ed ecco serviti i motivi che spingono molti artigiani a gettare la spugna. 
'Non solo i giovani sono sempre meno interessati a lavorare in questo settore - specifica lo studio - ma anche chi ha esercitato la professione per tanti anni e non ha ancora raggiunto l’età anagrafica o maturato gli anni di contribuzione per beneficiare della pensione, spesso preferisce chiudere la partite iva e continuare a rimanere nel mercato del lavoro come dipendente che, rispetto ad un artigiano, ha sicuramente meno preoccupazioni e più sicurezze'. Ecco così ridotte al lumicino le botteghe artigiane che ospitano calzolai, corniciai, fabbri, falegnami, fotografi, lavasecco,
orologiai, pellettieri, riparatori di elettrodomestici e Tv, sarti, tappezzieri, piccoli presidi di comunità che, oltre a conservare una specifica identità, hanno rappresentato il punto di forza della coesione sociale di un territorio.
Di contro, invece registrano un trend positivo i settori artigiani legati al benessere e all’informatica come, ad esempio, acconciatori, estetisti,  tatuatori, gli addetti al web marketing, i video maker e gli esperti in social media.
Numericamente parlando, se nel 2012 nella Tuscia si contavano 10.716 attività, al 2022 il numero è sceso a 8.789, con una contrazione di 1927 unità. Un dato che, a livello regionale, fa balzare la provincia al primo posto,  e al 52esimo al livello nazionale.


VITERBO - Abbassare la saracinesca per non riaprire mai più. Continua l'emorragia delle attività artigianali nella provincia di Viterbo. Uno studio della Cgia di Mestre su dati Inps ha infatti evidenziato che dal 2012 il numero delle imprese nella Tuscia è crollato del 18 percento. Certamente un duro colpo per l'economia locale, già fiaccata dalla pandemia, prima, e dalla miriade dei rincari che gravano sui conti delle imprese, poi. 

L'artigianato nella Tuscia sta pian piano scomparendo e addio a tutte quelle attività che fino a ieri hanno contraddistinto la storia dei nostri piccoli e grandi quartieri, delle nostre piazze e vie, l'ossatura delle nostre città che, negli anni, sono diventate punti di riferimento anche turistici, se vogliamo, e che per questo hanno saputo valorizzare l'identità dei luoghi in cui operavano. 

Cambiano le abitudini agli acquisti, favorite dalla 'comodità' dei grandi centri commerciali o dagli acquisti on-line; manca il tournover generazionale, il che presuppone una formazione specifica e talvolta onerosa per le nuove leve. Senza considerare gli aumenti del costo degli affitti e tasse varie, sono i motivi che spingono molti artigiani a gettare la spugna. 

'Non solo i giovani sono sempre meno interessati a lavorare in questo settore - specifica lo studio - ma anche chi ha esercitato la professione per tanti anni e non ha ancora raggiunto l’età anagrafica o maturato gli anni di contribuzione per beneficiare della pensione, spesso preferisce chiudere la partite iva e continuare a rimanere nel mercato del lavoro come dipendente che, rispetto ad un artigiano, ha sicuramente meno preoccupazioni e più sicurezze'.

Ecco così ridotte al lumicino le botteghe artigiane che ospitano calzolai, corniciai, fabbri, falegnami, fotografi, lavasecco,orologiai, pellettieri, riparatori di elettrodomestici e tv, sarti, tappezzieri, piccoli presidi di comunità che, oltre a conservare una specifica identità, hanno rappresentato il punto di forza della coesione sociale di un territorio.

Di contro, invece, registrano un trend positivo i settori artigiani legati al benessere e all’informatica come, ad esempio, acconciatori, estetisti,  tatuatori, gli addetti al web marketing, i video maker e gli esperti in social media.

Numericamente parlando, se nel 2012 nella Tuscia si contavano 10.716 attività, al 2022 il numero è sceso a 8.789, con una contrazione di 1927 unità. Un dato che, a livello regionale, fa balzare la provincia al primo posto,  e al 52esimo al livello nazionale.






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