ANNO 16 n° 274
Cristiano Doni in lacrime: ''Chi sa parli, in carcere ho capito''
28/01/2012 - 10:27

«Sono stato un imbecille, in carcere ho capito». Cristiano Doni ammette, spiega, si lascia andare in lacrime davanti al giornalista dopo averlo fatto con i magistrati di Cremona. L'ex atalantino sulle pagine della Gazzetta dello Sport finisce, non solo col confessare le «combine», ma anche col fare il mea culpa: «Non prendetemi come esempio». Travolto dallo scandalo legato al calcio scommesse il 38enne, ex capitano bergamasco, arriva a dire: «Non fate come me, fate come Masiello».

«TRADITO LO SPORT» - Tra le righe del colloquio con Francesco Ceniti si legge: «La cosa più difficile? Preparare mia figlia, spiegare quello che è accaduto al papà». Il Doni inedito condanna l'omertà nel calcio, invita i colleghi che sanno a raccontare tutto e parla di «mentalità sbagliata, che schifo» in Italia nelle partite di fine stagione. E parla, parla di tutto, anche del passato: «I miei errori sono iniziati nella partita con la Pistoiese di 12 anni fa. Anche quella gara fu combinata. Sono stato stupido, pensavo di farla franca». Ammette anche di aver meritato il carcere, non solo per le due partite taroccate (una e mezza, con l'Ascoli alla fine è stata partita vera, dice lui), non solo per aver deluso i tifosi dell'Atalanta per i quali era un idolo ma soprattutto per aver tradito lo sport.

L'ATALANTA - Poi Doni si rivolge ai più giovani, ai ragazzi che si avvicinano al calcio e dichiara: «Si deve giocare pulito. Sempre. E non dare retta a chi gli chiede di barare. Anche fosse un compagno. Deve denunciarlo, far finta di nulla è grave quasi come alterare una partita. Non prendete esempio da me». Doni racconta poi anche la dura esperienza del carcere: «Stavo da solo e ripetevo 'Ma come hai fatto? Quanto sei stato stupido. Non ho dormito per due notti, anzi mai'». Da idolo dei tifosi dell'Atalanta, Doni è stato brutalmente scaricato con uno striscione allo stadio. «Lo so ed è la cosa che più mi ferisce in questa storia dopo il male fatto alla mia famiglia. La Dea per me è tutto, era tutto... Capisco di averli delusi, traditi. Non chiedo perdono, ma solo che non siano cancellate tutte le cose buone che ho fatto in campo». Nonostante quanto accaduto l'ex bandiera nerazzurra non andrà via da Bergamo. «È la mia città. Non sarà facile, ma voglio restare lì. La benemerenza della città? Sono pronto a resituirla». Infine a Doni viene chieste di Hector Cuper che lui ha avuto come allenatore in Spagna e anche lui coinvolto in uno scandalo scommesse. «È stato uno shock. Mi sembra impossibile. Ma è anche vero che se qualcuno mi diceva che sarei finito in carcere...», chiude amaro Doni.

(Corriere.it)






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