ANNO 16 n° 275
Crisi in Provincia
Pdl e Udc sfogliano
la margherita
28/07/2013 - 04:00

VITERBO – Avrà tenuto davvero il telefono spento, il presidente Meroi? Oppure avrà ceduto alla tentazione di continuare i contatti e gli approcci anche in questo caldissimo fine settimana. Caldissimo, già. E non solo per Caronte, ma soprattutto per le vicende che avvolgono e coinvolgono l’amministrazione provinciale. Riepilogo delle ultime puntate: crisi ufficializzata dalle dimissioni di un due esponenti di Fratelli d’Italia (il presidente del consiglio Camilli e l’assessore Bianchini), settimane di immobilismo e finte trattative, l’altro ieri Meroi esce allo scoperto e formalizza la sua proposta di rimpasto. Tre assessori al Pdl, due ciascuno a Fratelli d’Italia e all’Udc, con quest’ultima che avrebbe anche la presidenza dell’assemblea. Domani l’offerta verrà ufficializzata alle tre componenti della maggioranza. Delle quali, però, due non sembrano proprio d’accordo, anche se per ragioni diverse.

Il Pdl – che in teoria sarebbe quello a rimetterci di meno – nicchia sui nomi. Nicchia, in particolare, per l’esclusione di Alessandro Cuzzoli, ex sindaco di Caprarola al quale è stato preferito il tuscanese Staccini. “Non è vero, io l’assessore non lo voglio fare”, giurava Cuzzoli l’altro giorno. E allora, perché il suo partito sarebbe così scontento? Mistero della fede. O forse no.

Mal di pancia apparenti anche dalle parti dell’Udc. Dove ci si rammarica per la perdita di un assessorato (i centristi ne avevano tre), ma forse il problema va ricercato altrove. Nelle divisioni all’interno del partito, per esempio, visto che dalla proposta Meroi (Vita e Danti assessori più la presidenza, che finirebbe all’attuale capogruppo Bigiotti) esclude di fatto un elemento della componente santucciana. E cioè Paolo Barbieri, il candidato unico ad un posto in Giunta, in rappresentanza di Gianmaria, eletto in consiglio comunale. Meroi dice giustamente che non aveva “ragioni per sostituire Danti e Vita, con i quali ho lavorato proficuamente negli ultimi tre anni. Faccio l’amministratore, io, non il capo di partito”. Già, ma qualche partito adesso potrebbe staccargli anche la spina, oppure, magari, cogliere la palla al balzo per liberarsi di qualche nemico interno. “Se i partiti non accettano la mia proposta? Semplice: così mi sfiduciano”. E se invece l’accettassero? Si arriverebbe alla fine della legislatura, nel 2015. Un lusso, in questi tempi di crisi.




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