ANNO 16 n° 274
Crisi, asse tra Monti e Hollande, ĞEuro non al sicuro, no mezze decisioniğ
15/06/2012 - 09:21

Dopo i sorrisi, le frasi di circostanza, strette di mano e foto ricordo, François Hollande finalmente ringhia come ringhierà al Consiglio europeo del 28 giugno:«Non mi riterrò soddisfatto delle mezze decisioni. L’euro va messo al sicuro, ma finché non avremo procedure, meccanismi stabili, durevoli ed efficaci, saremo sempre vulnerabili. Ci sono stati troppi Consigli europei che hanno annunciato che l’euro è salvo, per poi scoprire che l’euro è minacciato». Chiara l’allusione ad Angela Merkel.

Lì accanto Mario Monti sorride. Ma non si spinge più in là. Anzi, è conciliante con la potente partner di Berlino: «So che la cancelliera, come me e Holland, è perennemente alla ricerca di soluzioni per l’Europa. Abbiamo grandi interessi in comune». Già, perché in questo asse Roma-Parigi il professore ha assunto il ruolo del pontiere o - ancora meglio - del poliziotto buono, che deve ammansire e coccolare (fino a un certo punto) Angela Merkel. Hollande, con sottile piacere, ha scelto quello di poliziotto cattivo. Appunto.

Dura oltre due ore il vertice tra il nuovo presidente francese e il premier italiano. Due ore in cui si programma un prossimo vertice bilaterale in autunno e in cui si salda «una fortissima convergenza», «un’identità di vedute». Francia a Italia al summit a quattro di venerdì 22 a Roma e poi al Consiglio europeo del 28 giugno, faranno squadra. Unite e compatte. In nome della crescita: «Non basta il rigore di bilancio, senza sviluppo la tenuta dei conti non è sostenibile» (Monti). «Chiediamo risposte immediate per favore lo sviluppo» (Hollande). In difesa di Atene: «Deve restare nell’euro rispettando gli impegni. Ma ai greci bisogna dare fondi strutturali per la crescita» (Hollande). E soprattutto in difesa dell’euro: «Servono gli eurobond e perciò chiediamo una road map. Servono strumenti per non penalizzare i Paesi virtuosi» ad alto debito (Hollande). Come l’Italia. E Monti si lascia andare a un lieve inchino di ringraziamento.

 

Il primo a parlare, nel cortile di palazzo Chigi agghindato per l’occasione, è il professore. Abito gessato e cravatta azzurra, sorride al suo nuovo partner. La sintonia tra i due è evidente. «Ciò che è stato fatto finora per affrontare la crisi, come il sostegno al sistema bancario spagnolo, è stato positivo ma non sufficiente. L’euro non è ancora al riparo dalle turbolenze dei mercati». Cosa serve è ovvio: «Un’emissione in comune di titoli per ristabilire la fiducia nei Paesi più esposti». Gli eurobond, appunto.

Hollande non si fa attendere, prende la parola e dà sponda immediata al collega italiano: «E’ necessario trovare dei meccanismi a livello europeo affinché i comportamenti virtuosi di alcuni Paesi non vengano penalizzati da tassi di interesse anomali. L’Europa ha bisogno di strumenti contro la speculazione». Riecco, insomma, gli eurobond. Quelli odiati dalla Merkel. La cancelliera è disposta a parlarne, solo in cambio di cessione di sovranità da parte dei singoli Stati e solo dopo la nascita di una vera unione economica e fiscale. Su questo Hollande fa una mezza apertura: «Dobbiamo andare avanti sulla strada dell’integrazione».

E riecco il poliziotto buono: «Nessuno chiede pasti gratis, però è vero che gli alti tassi non devono penalizzare chi come l’Italia ha ormai i conti a posto, molto meglio di gran parte dei Paesi europei. Ogni volta che c’è una perturbazione sui mercati, i tassi ne risentono e lo spread sale aggravando i conti di Stato e imprese». Proprio ciò che accade all’Italia in questi giorni. «E comunque nessuno di noi», ecco un altro messaggio rassicurante alla Merkel, «vuole dedicare minore attenzione alla disciplina di bilancio».

Baci, saluti. Foto opportunity. E poi tutti di corsa al Quirinale da Giorgio Napolitano.

ilmessaggero.it






Facebook Twitter Rss