


VITERBO – Il credito bancario alle imprese continua a ridursi nella Tuscia. Secondo un’analisi della Cgia di Mestre sui dati relativi al periodo compreso tra marzo 2025 e marzo 2026, gli impieghi vivi destinati alle aziende della provincia di Viterbo sono diminuiti di circa 13 milioni di euro nell’arco di un anno, passando da 1.653,4 milioni a 1.640,4 milioni.
Un dato che fotografa una tendenza in atto da tempo e che colpisce soprattutto le realtà produttive di dimensioni più contenute. Gli impieghi vivi rappresentano infatti il credito effettivamente messo a disposizione dalle banche per finanziare investimenti, acquisto di macchinari, capitale circolante, sviluppo aziendale e gestione dell’attività ordinaria.
La situazione appare particolarmente critica per le imprese con meno di 20 dipendenti. In questo segmento la contrazione del credito è stata decisamente più marcata: gli impieghi sono scesi da 600,7 a 565,7 milioni di euro, con una perdita di 35 milioni e una flessione del 5,8 per cento.
Il dato locale si inserisce in un quadro nazionale caratterizzato da una crescente difficoltà di accesso al credito per le micro e piccole imprese. La Cgia evidenzia infatti come, nonostante nell’ultimo anno il credito complessivamente destinato al sistema produttivo italiano sia aumentato di 9,7 miliardi di euro, i benefici si siano concentrati quasi esclusivamente nelle aziende di maggiori dimensioni.
Le imprese con oltre 20 addetti hanno ottenuto nuovi finanziamenti per circa 14,5 miliardi di euro, mentre quelle più piccole hanno visto diminuire il credito disponibile di 4,7 miliardi. Una dinamica che rischia di accentuare il divario tra grandi e piccole aziende, penalizzando proprio quel tessuto imprenditoriale che costituisce la struttura portante dell’economia italiana, formato da lavoratori autonomi, artigiani, piccoli commercianti e microimprese.
Secondo la Cgia, le ragioni di questa stretta creditizia sono principalmente strutturali. Le piccole imprese presentano generalmente una maggiore volatilità dei flussi di cassa, livelli di patrimonializzazione più contenuti e una maggiore esposizione alle oscillazioni economiche. Elementi che incidono negativamente sui sistemi di valutazione del merito creditizio adottati dagli istituti di credito.
Un ulteriore fattore è rappresentato dalla trasformazione del sistema bancario italiano. La progressiva concentrazione del settore e la riduzione degli sportelli sul territorio hanno indebolito il tradizionale rapporto diretto tra banca e imprenditore. Oggi le decisioni vengono sempre più affidate a modelli standardizzati e sistemi di rating automatici, che tendono a favorire aziende più strutturate e con una maggiore disponibilità di dati economico-finanziari.