

VITERBO - ''Incaricheremo un penalista per seguire l’evolversi del procedimento, intanto aspettiamo le motivazioni del rinvio a giudizio per decidere come procedere’’. Il sindaco Marini torna a parlare del crack del Cev, la municipalizzata del comune di Viterbo incaricata della nettezza urbana, l’illuminazione, il verde pubblico e i servizi cimiteriali, che ha visto nei giorni scorsi il rinvio a giudizio di 34 persone, fra cui nomi eccellenti della politica cittadina come l’ex sindaco Giancarlo Gabbianelli, e che oggi è stato al centro del consiglio comunale.
A chiedere quali posizione avesse il Comune, anche sull’eventualità di costituirsi come parte civile nel processo che partirà il 13 dicembre, è stato il capogruppo del Pd a Palazzo dei Priori Ugo Sposetti, che ha anche chiesto le dimissioni degli assessori coinvolti nella vicenda oppure al primo cittadino di togliere loro le deleghe.
Marini, dal canto suo, si è detto certo dell’onestà delle persone con cui lavora, quindi, ha ribadito la sua volontà di aspettare.
Sulla questione è intervenuto anche Giancarlo Gabbianelli, uno dei diretti interessati: “Il reato che viene contestato è di tipo associativo e riguarda persone che volevo mandare via e che rimisero il loro mandato al loro partito e non a me che ero sindaco. Le agenzie di rating, inoltre, diedero una valutazione positiva nel 2008 sulla società”.
Altro tema all’ordine del giorno, sempre sollevato da Sposetti, è stata poi l’incompatibilità fra l’incarico di deputato e quello di sindaco per quanto riguarda Marini: “Il nostro primo cittadino ci dica cosa vuole fare – ha incalzato il consigliere del Pd -, la città non può rischiare all’ultimo momento di trovarsi senza amministrazione”.
Anche in questo caso Marini si è detto tranquillo: “Nessuno si deve preoccupare, deciderò in base alla coscienza che cosa fare e sarà nel bene della città, perché non ho alcuna mira politica o economica, non penso allo stipendio o alle poltrone. La maggioranza che guido è seria e ha sempre agito nella trasparenza”.