

di Nicola Savino
VITERBO - La Biblioteca degli Ardenti può rinascere. L'estrema e più concreta sintesi è semplicemente questa: ristrutturazione e modernizzazione di Palazzo Santoro (che attualmente la ospita) e stretta connessione con il Teatro dell'Unione (che sorge nella medesima Piazza Verdi, a poche decine di metri di distanza) e con il monastero e il Santuario di Santa Rosa (anch'essi ubicati a qualche centinaio di metri). L'idea è del commissario straordinario del Consorzio Biblioteche Paolo Pelliccia, che si è potuto avvalere della collaborazione dell'Ance (Associazione nazionale costruttori edile) e di Unindustria, della consulenza preziosa del professor Claudio Strinati e del lavoro degli architetti Giulia Algieri e Mauro Zingrilli che hanno elaborato il progetto.
Difficile spiegare a parole di che cosa si tratta, ma c'è un filmato che illustra decisamente meglio di che cosa si tratta.''L'idea di fondo - commenta Pelliccia - è di creare un polo bibliotecario che diventi anche centro di cultura, intesa nella sua accezione più vasta''. ''Il concetto è quello della piazza - aggiunge Strinati - cioè l'agorà degli antichi greci dove ci si poteva riunire, parlare, leggere, semplicemente ascoltare. E ha poca importanza che adesso gli strumenti siano pc, tablet, e-book e via di seguito. La sostanza resta: luogo di confronto. E quindi di cultura''.
Il primo problema è quello economico - finanziario. Come si finanzia un'ipotesi così affascinante e coinvolgente? Paolo Pelliccia, che è abituato a fare le pentole e anche i coperchi, ci ha già pensato: ''Proprio l'altra sera - spiega - e per ragioni del tutto personali, ho potuto incontrare 4-5 banchieri, fra i più importanti nel panorama italiano. Ebbene, ho illustrato l'idea e il progetto, mi pare di essere stato convincente e quindi posso ragionevolmente affermare che non ci dovrebbero essere problemi per quanto riguarda il finanziamento. Che poi non è nemmeno particolarmente oneroso. Certo, poi ognuno, a cominciare dal Comune, dovrà fare la sua parte...''.
Appena evocato, tocca al sindaco Leonardo Michelini intervenire. In sala ci sono anche gli assessori Alessandra Troncarelli, Raffaela Saraconi e Antonio Delli Iaconi, oltre che il presidente del Consiglio comunale Marco Ciorba. ''Mi piace questa ipotesi di unire religiosità e laicità - sottolinea il primo cittadino -. Perché Viterbo non è solo la città dei Papi, ma è anche civismo: Viterbo è nello stesos tempo guelfa e ghibellina. Come dimostra appunto il Teatro dell'Unione realizzato da Vespignani attraverso il contributo dei nobili e dei ricchi dell'epoca. Un luogo per tutti senza differenze di censo o di condizione economica'. Particolari impegni non ce ne sono, ma c'è la volontà di proseguire in un discorso nel quale la cultura sia al centro dello sviluppo di Viterbo 'attraversa un percorso - spiega Michelini - che parte dal palazzo papale, passa da Palazzo dei priori (le cui zone al pianoterra saranno liberate dagli uffici per diventare un altro angolo di tradizione e di cultura) e arriva a Palazzo Santoro, al teatro e ai luoghi della nostra Patrona''.
Progetto che conquista anche il presidente della Provincia, Mauro Mazzola: ''Tutte le innovazioni mi convincono- interviene - e mi trovano favorevole. E' un'iniziative bella, utile per la città, che dà nuovi stimoli''. ''E anche occasioni di lavoro'' si accoda Strinati.
Tanto per anticipare qualche particolare: è prevista la ristrutturazione dell'ingresso di Palazzo Santoro, con l'installazione dell'ascensore; poi la roof garden, ampie vetrate con affaccio anche sul lato opposto, in piazza Campoboio. Un centro di eccellenza per studiosi, ma anche per tutti coloro che hanno voglia di studiare, approfondire, conoscere.
Insomma, si può andare avanti. Intanto, entro gennaio sarà aperta una sezione della Biblioteca dedicata allo spettacolo (cinema, teatro, danza, musica, arte scenica): più di cinquemila volumi, che hanno ricevuto un sostanzioso contributo anche da parte di Renzo Rossellini e Maurizio Scaparro.