

Sono quarantotto ore, comprese due notti insonni, che Mario Abbruzzese (Pdl), presidente del consiglio regionale del Lazio, si arrovella e si tormenta per trovare una risposta all’altezza della argomentazioni con cui Francesco Battistoni (Pdl), presidente della Commissione Agricoltura, si sta opponendo al pacchetto di tagli alle spese della Pisana. Un impresa ardua, temeraria, quella di Abbruzzese, perché le ragioni di Battistoni sono difficili, forse impossibili da rintuzzare. Eccole: “Non vorrei fare la fine del gambero. Io ho già rinunciato al posto di assessore per via della questione delle quote rosa…”. E per dare solennità al suo pensiero, lo ha illustrato sulle colonne de Il Sole 24 Ore. Che dire? Efficaci, inconfutabili, indiscutibili, inoppugnabili, inattaccabili, indistruttibili, inossidabili. E, soprattutto, incredibili.
Nella bramosia di arruolarsi nell'esercito dei tagliatori delle cosiddette spese della politica, il presidente del Consiglio Regionale del Lazio Abbruzzese ha messo a punto un piano che, tra l’altro, prevede la cancellazione dei gruppi consiliari composti da un solo membro, una dozzina nella legislatura in corso, e il dimezzamento del numero delle inutili o quasi commissioni consiliari. Attualmente sono venti, sedici ordinarie e quattro speciali. L’ipotesi cui lavora Abbruzzese e di ridurle a dieci.
Solo queste due operazioni darebbero un risparmio di quattro milioni di euro l’anno. Trentadue milioni da qui alla fine della legislatura. Come? Ecco i numeri: Battistoni, come tutti i suoi colleghi, oltre allo stipendio da consigliere regionale, circa 10mila euro al mese, percepisce altri 891 euro d’indennità di presidente della Commissione Agricoltura, più l’auto blu con relativo autista, più uno staff di 4-5 persone, più telefonini, più vari altri benefit. La somma dà almeno 25-30mila euro al mese. Senza contare che la tolda di una commissione sembra fatta apposta per fare politica nel collegio elettorale dei presidenti e dei vice, anziché per adempiere al loro vaco e nebuloso compito istituzionale. Insomma una posizione da difendere con le unghie e con i denti.
Poi Battistoni se la deve vedere con la sindrome del gambero, che lo ha colto dopo che è stato deposto dallo scranno di assessore all’Agricoltura per la nota vicenda delle quote rosa. Ora, teme che continuando a camminare all’indietro possa cadere direttamente in padella. E ritrovarsi nel ruolo di “semplice” consigliere regionale, con “soli” diecimila euro al mese di stipendio, senza auto blu, senza autista, senza segreteria. Un “povero” se confrontato alla posizione attuale. Un po’ come la senatrice Laura Allegrini, sua “compagna” di partito che, misera, deve tirare a campare con il solo stipendio di Palazzo Madama.
Il problema sollevato da Battistoni con cotanta argomentazione, sta togliendo il sonno ad Abbruzzese, che entro la fine del mese vorrebbe portare il pacchetto tagli in giunta del regolamento e avviare la discussione. Ma se il presidente del consiglio dispone di un ampio ventaglio di risposte per rintuzzare gli attacchi politici degli altri oppositori, quasi tutti del Pdl, è in grave difficoltà con Battistoni. Cosa contrapporre a così acute obiezioni, che in realtà sono un effetto collaterale della sindrome del gambero?
“Sono pronto a dare il buon esempio” ha invece dichiarato allo stesso giornale Rodolfo-Nando Gigli (Udc), presidente della Commissione Urbanistica. Notate la differenza? Che dire? Lo stile è come il coraggio, chi non lo ha non lo può mica comprare al mercato.