

Hanno partecipato in cento alla manifestazione per la scarcerazione di Giovanni Piergentili, l’infermiere dell’Andosilla accusato di aver violentato una paziente sotto effetto di anestesia mentre si riprendeva in una sala dell’ospedale civitonico.
Solidarietà da parte del direttore sanitario Laganà, colleghi, associazioni sportive, Avis e Usp Soratte, tutti convinti che Piergentili sia innocente.
Qualcuno ha cercato di ripercorrere la giornata della presunta violenza, riconducendo la versione della donna ai possibili effetti allucinogeni del sedativo.
Il fatto - A denunciare l'infermiere una donna di 38 anni, sposata e madre di due figli. Secondo la ricostruzione, la violenza sarebbe avvenuta lo scorso 8 febbraio mentre la donna era anestetizzata in un ambulatorio della struttura. Agli investigatori la 38enne aveva raccontato: 'Mentre mi violentava diceva: 'Questo ti piace?'. Era un uomo con i capelli grigi e indossava un camice bianco da infermiere'. E ancora: 'Mentre ero in sala d'attesa l'uomo che poi mi ha violentata è passato un paio di volte e mi ha guardato con insistenza'. La donna aveva fornito utili dettagli agli investigatori che erano riusciti in breve tempo a risalire all'uomo. Nell'ambulatorio dove si trovava la donna, infatti, lavorano solo infermiere. Da quanto accertato l'uomo era entrato in quell'ambulatorio; lui aveva raccontato per spedire un fax, ma il documento non era stato consegnato agli inquirenti. La donna, poi, mentre era in sala d'attesa aveva visto bene il volto dell'infermire, così quando gli investigatori le avevano mostrato le fotografie del personale maschile dell'ospedale aveva riconosciuto con facilità il caposala.
Denunce – Dopo la denuncia della paziente dell’Andosilla e a seguito del fermo di Piergentili altre quattro vittime avevano trovato il coraggio di uscire allo scoperto sporgendo denuncia contro l’infermiere del nosocomio civitonico. Durante il processo, tuttavia, solo una si cosituirà parte civile al processo.
Pedopornografia – Le perizie svolte sul computer dell’ufficio, da lui stesso utilizzato, avevano svelato diversi file a contenuto pedopornografico. Dopo la scoperta del materiale, all’accusa di violenza, si sono aggiunti: Il peculato, per aver utilizzato per proprio fini il pc dell’ospedale, e la detenzione del materiale pedopornografico.