ANNO 16 n° 13
Corpo e mente dietro il Focarone del 2026
La tradizione dei Focaroli tra storia e passione: l’intervista ai presidenti del Fuoco 2026
Andrea
13/01/2026 - 02:04
di Andrea Farronato

VITERBO – Il fuoco che arderà in piazza il 16 gennaio non sarà solo legna che brucia, ma rappresenterà il simbolo di una comunità che si riconosce nella propria storia. I Focaroli di Bagnaia sono questo: un comitato nato per custodire e tramandare una tradizione secolare, profondamente radicata nell’identità del paese.

Anno dopo anno, il “corto” si rinnova, con l’elezione di un nuovo presidente e di un nuovo vicepresidente, chiamati a raccogliere un’eredità fatta di responsabilità, passione e senso di appartenenza.

Per l’edizione di quest’anno, a ricoprire il ruolo di presidente del fuoco è Matteo de Angelis, mentre per quello di vicepresidente è Manuela Alberti, che abbiamo intervistato per farci raccontare cosa significhi oggi essere focaroli e cosa rende unica questa festa.

 

Cosa vi ha spinto ad assumervi questo compito e cosa motiva i Focaroli di Bagnaia?

'La voglia di portare avanti questa tradizione e di non vederla morire davanti ai nostri occhi, sapendo di non aver fatto nulla. Purtroppo, negli ultimi tempi, è sempre più facile assistere alla scomparsa di eventi storici. La passione che lega tutti noi focaroli a questa festa è ciò che ci fa promettere, anche in silenzio, di dare sempre il massimo affinché il Focarone possa continuare ad ardere anno dopo anno. È un vero e proprio atto d’amore verso il nostro paese, la nostra storia e le nostre tradizioni'.

 

Come si diventa presidente e vicepresidente dei Focaroli?

'Il pomeriggio del giorno successivo al Fuoco, il 17 gennaio, i presidenti dell’anno precedente posizionano lo stendardo di Sant’Antonio fuori dalla chiesa di Sant’Antonio, in piazza XX Settembre. Alle 18, chi si sente pronto a ricoprire questo ruolo per l’anno successivo stacca lo stendardo, diventando così il nuovo presidente e il nuovo vicepresidente del comitato'.

 

Cosa rende davvero unica questa festa?

'Forse saremmo di parte, ma la gioia, l’amore e l’infinita dedizione che si respirano nei giorni del Fuoco sono sensazioni che nella vita si provano raramente. È qualcosa che va vissuto per essere compreso fino in fondo: un momento di aggregazione ed entusiasmo collettivo che unisce persone che magari non si conoscono nemmeno, ma che in quel momento sono felici di stare insieme e di condividere ciò che la nostra festa sa offrire'.

 

Il Fuoco è quasi sempre un successo: quest’anno pensate di replicarlo?

'È quello che ci auguriamo ogni anno. Ci sono sempre delle incognite che non dipendono da noi, come il meteo: non sappiamo mai fino all’ultimo se il tempo sarà dalla nostra parte. Ma non ci abbattiamo, speriamo sempre nel meglio'.

 

Un augurio per il futuro di questa tradizione?

'Che possa continuare a vivere il più a lungo possibile senza mai perdere l’anima che la contraddistingue, e che chi verrà dopo di noi sappia custodirla e mantenerla con lo stesso amore che ci mettiamo noi, ogni giorno'.






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