ANNO 16 n° 271
Cornetto Algida is back: un simbolo intramontabile nell’Italia che cambia
Rubrica 'Pubblicittà' a cura di Elsa Berardi
Elsa
28/05/2025 - 13:07
di Elsa Berardi

VITERBO - Il 2025 musicherà lo spot del Cornetto sulle note di “Felicità”: un sound versatile, carezzevole, ottimistico, decisamente distopico per questi tempi di poesie musicate. Ma siamo sicuri che questo distacco non sia scaturito dal disinteresse, in particolare verso le giovani generazioni?

In ogni caso, il capro espiatorio non è l’amore travolgente che impazzava tra Albano e Romina, nonché la loro complicità nella carriera. È la nostra tendenza a vivere disgregati, senza godere delle fortune reali che una giornata di sole può regalarci: ci perdiamo tra gli appunti della spesa da completare e la delusione per un cielo meno azzurro del solito, come quello che copre i pensieri del bagnino nello spot.

Ma lui che fa? Se ne infischia, si pappa il gelato più italiano di sempre e ascolta sornione il ritornello anni '80. La billboard illustrativa fa leva sull’intramontabile punta di cioccolato, sulle croccanti nocciole e lo strato di panna, che brandizzeranno l’amato Cornetto vita natural durante. Per noi, però, quel suo sapore è un’emozione, un antidoto silenzioso, un annuncio di libertà. E sì, sinceramente la trap autobiografica avrebbe un po’ stonato con la purezza del messaggio.

Perché questo? Non siamo abbastanza ingentiliti dal nuovo? Potrebbe essere vero, ma c’è un’aria stridula di cambiamento anche in questa sintetica pubblicità. Il giovane bagnino monta sulla scala e vive la postazione di guardia in forma quasi privata, non condivisa, in un momento in cui si sente solo il richiamo dei gabbiani. Probabilmente è mattina, una delle prime albe di inizio o fine stagione, e lui ha già le cuffie indossate con “Felicità”. Si apre il Cornetto – che si trascina il claim dello scorso anno, “Unwrap the Summer”, stavolta declinato nel più patriottico “Scarta l’estate” – e se lo gusta compiaciuto, godendosi il paesaggio inviolato da urla e borse frigo.

E pare stare meglio, sicuramente, di come sarebbe stato lavorando, ma anche pienamente immerso nel comfort di un ambiente diverso. Siamo arrivati ad eccedere così onerosamente con le comunicazioni da desiderare la tregua del silenzio più del divertimento, siamo iperstimolati e non sempre appagati dal rendimento. Siamo italiani che si fanno belli con la musica innovativa, ma poi ritornano dove sono stati in pace, anche se non completamente bene: è la deformazione che ogni ricordo, quando diventa tale, acquisisce nel nostro vissuto.

Il 1982 è l’anno italiano per antonomasia: trombette e clacson erano commistione, fratellanza, incontro e nessuno si sarebbe sognato di skippare i festeggiamenti dei mondiali vinti per gratificare interessi individuali. O meglio, qualcuno lo avrebbe fatto, ma in una minima e non valutata incidenza. Se prima conformarsi significava esprimere, oggi sembra essere diventato pazientare, coltivare a porte chiuse e liberare senza ostacoli: la nostra bella imperfezione è anche disequilibrio, ma non può diventare passività o sottomissione, soprattutto verso strategie non sempre condivisibili.

“Felicità” insegna a incarnare il modello della vita semplice, in cui si contemplano minime soddisfazioni e spesso legate ai rapporti umani, alle frequentazioni vere, immersive e solide. E la propria bolla, la cuffia, lo spuntino solitario possono incoraggiare e fortificare le condivisioni, non per questo sostituendosi a esse o aggirandole senza percorrerle. La prossima volta, però, in tutta franchezza… Al bel bagnino la proponiamo una nuotata?






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