

Andrea Stefano Marini Balestra
VITERBO- Una coppia di imprenditori nel settore ittico decise aprire uno speciale ristorante in zona Riello facendo dapprima conto su loro capitali e normali prestiti bancari, poi, essendosi questi rivelati insufficienti, si rivolse al “mercato parallelo” e da li suo calvario.
I “finanziatori” avrebbero preteso di entrare nell’attività ottenendo quote di partecipazione all’azienda. Anche per difficoltà dovute alle prime chiusure del primo lockdown, gli ingenui imprenditori entrarono in crisi di liquidità, quindi in ritardo con le restituzione dei fondi concessi. Rinnovo in rinnovo, è emerso dalle indagini, i ''finanziatori'' pretendevano tassi sino al 250% .
Non potendo soddisfare gli impegni, moglie e marito si trovarono ad essere perseguitati e minacciati in ogni modo. Addirittura si giunse anche alla minaccia di pestaggio e violenza fisica nei confronti della loro figlia e sessuale nei confronti della signora.
Stanchi della situazione, la coppia vuotò il sacco. Partirono le indagini dei carabinieri e gli usurai finirono in carcere.
Ieri, davanti al Collegio del Tribunale di Viterbo la prima udienza dibattimentale.
Le parti offese, moglie e marito titolari del noto ristorante, con l’assistenza dei loro legali, gli avvocati Labate e Valentini, si sono costituiti parte civile. Sono state ammesse le prove richieste dal PM, dalle parti civili e dalla difesa. Sfileranno in futuro una ventina di testimoni.
Per l’inizio delle prove testi, la nomina di un perito, il Collegio ha fissato la prossima udienza al 29 giugno 2022, indicando anche un calendario per le prossime sino all’autunno.
Nel frattempo, l’avv. Gorziglia, difensore dei due imputati, compagni conviventi nella vita, diversamente ristretti ai domiciliari, ha ottenuto che la detenzione potesse per loro continuare sotto lo stesso tetto.