


TARQUINIA – Cooperative “usa e getta”, lavoratori formalmente assunti e poi impiegati attraverso appalti ritenuti fittizi, fino alla sostituzione delle società dopo l’accumulo di debiti fiscali e contributivi. È il quadro al centro dell’inchiesta della Procura di Roma, condotta dalla Guardia di finanza tra le province di Roma, Latina e Viterbo, che ha portato a un sequestro preventivo per oltre 14 milioni di euro e all’avviso di conclusione delle indagini nei confronti di otto persone.
Al centro dell’indagine figura Daniele Moretti, 51 anni, tributarista di Tarquinia, per il quale il gip Paola Petti ha disposto gli arresti domiciliari. Tra gli altri indagati viterbesi risultano Francesco Moscetti, Rocco Russo e Salvatore Sanfilippo.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il presunto meccanismo avrebbe interessato in particolare i settori della ristorazione, della vigilanza privata e dei servizi alle imprese. Quattro cooperative avrebbero formalmente assunto 2.478 lavoratori, successivamente impiegati presso le aziende utilizzatrici attraverso contratti di appalto che gli investigatori ritengono fittizi.
Il sistema, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe previsto la progressiva maturazione di debiti fiscali e contributivi da parte delle cooperative, successivamente poste in liquidazione e sostituite da nuove società.
Le contestazioni riguardano, a vario titolo, dichiarazione fraudolenta, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, omessa dichiarazione, indebita compensazione e omesso versamento di Iva e ritenute.
Nel corso delle perquisizioni, la Guardia di finanza ha utilizzato anche le strumentazioni dello Scico per individuare eventuali intercapedini e doppifondi. Alle attività hanno partecipato inoltre i cosiddetti “cash dog” del gruppo di Fiumicino, impiegati nella ricerca di denaro e di proventi illeciti eventualmente nascosti.
Particolare attenzione è stata riservata alla posizione di Moretti. Nel provvedimento con cui è stata disposta la misura cautelare, il gip Paola Petti ha indicato come concreto e attuale il rischio che l’indagato, se lasciato senza una misura adeguata, potesse inquinare il materiale probatorio già acquisito o ancora da acquisire attraverso la produzione di “ulteriore documentazione artefatta”.
L’ordinanza richiama, in particolare, presunte alterazioni delle scritture contabili che, secondo l’accusa, sarebbero state finalizzate a occultare distrazioni di denaro. Tra gli elementi esaminati dal giudice vengono indicati anche alcuni bonifici con causali differenti rispetto a quelle riportate nelle registrazioni interne e che, secondo quanto rilevato nell’ordinanza, non avrebbero trovato un’adeguata giustificazione documentale.
Tra gli episodi richiamati dal gip figura anche un trasferimento di 404.723,34 euro, effettuato tra il 2018 e il 2019 da una delle cooperative verso una holding che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe riconducibile alla rete societaria collegata a Moretti.
Le operazioni riportavano causali quali “restituzione infruttifera”, “restituzione socio” e “restituzione socio infruttifera”.
L’ordinanza prende inoltre in esame una certificazione Durc che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori e riportato dal giudice, sarebbe stata alterata per dissimulare la reale natura dei rapporti tra le società utilizzatrici e la manodopera.
Tra gli ulteriori elementi valutati figurano trasferimenti di denaro all’estero e la costituzione di una nuova cooperativa a Milano, indicata nell’ordinanza come collegata a Moretti.
Alla luce del complesso degli elementi raccolti, il gip ha ritenuto necessario applicare nei confronti del tributarista la misura cautelare degli arresti domiciliari.
L'indagine, sviluppata dalla Procura di Roma con la Guardia di finanza nelle province di Roma, Latina e Viterbo, riguarda complessivamente otto persone raggiunte dall'avviso di conclusione delle indagini.
Si tratta, allo stato, di ipotesi accusatorie e di valutazioni contenute negli atti dell'inchiesta e nel provvedimento cautelare. Nel sistema penale italiano vale infatti il principio della presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva, sancito dall'articolo 27 della Costituzione: una persona non può essere considerata colpevole sino alla condanna definitiva.