


VITERBO - Francesca è giovane, ha 27 anni e soffre di emicrania da quando ne aveva 18. Quando ha gli attacchi è costretta a restare a letto con le tapparelle abbassate aspettando il momento in cui le medicine fanno effetto. Ovviamente deve chiedere giorni di permesso al lavoro e sperare che l'attacco non si ripresenti il giorno dopo. Valeria soffre di emicrania vestibolare, ha 40 anni, ma non ha mal di testa. Mai. Ma da tre anni convive suo malgrado con vertigini e senso di instabilità che rendono la sua vita un calvario.
Loro, insieme ad altri 42 pazienti che sono intervenuti all'open day sull'emicrania svoltosi martedi mattina presso l'Emporio Solidale, sono persone che cercano risposte e assistenza a una malattia che oggi, in Italia, colpisce quasi il 12% della popolazione. E’ considerata la terza patologia per frequenza e seconda per disabilità e spesso non risponde a nessuna cura.
Informare e orientare i cittadini assistiti della Tuscia è il motivo per cui è stata promossa questa iniziativa, organizzata dalla Asl e Fondazione Onda (Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere), e coordinata dal professor Alessandro Valenza, coadiuvato dalle dottoresse Di Stefano, Cecconi e Guglielmetti.

'L'emicrania - ha affermato il dottor Valenza - è una malattia cronica che colpisce maggiormente le donne. Questo perchè la donna, a differenza dell'uomo, ha una struttura neurologica molto più complessa, dove anche il fattore ormonale gioca un ruolo cruciale. L'emicrania viene spesso considerata come una malattia che affligge una persona che sta chiedendo troppo al proprio fisico: detto con parole molto semplici è come se ci fosse uno squilibrio tra ciò che uno vorrebbe fare e l'energie che ha a disposizione. Per questo molti farmaci che oggi utilizziamo puntano a farci ritrovare il giusto equilibrio'.
Quali sono allora i giusti stili di vita da adottare, sapendo che il paziente emicranico vive nell’attesa angosciante di nuovi attacchi e per questo difficilmente pianifica qualsiasi attività a breve e lungo termine?:'Il consiglio che posso dare è quello di 'pensare al momento' con la massima serenità e sfruttando le energie che si hanno. Bisogna stare attento anche ai fattori scatenanti, quali stress fisico o emotivo, affaticamento, mancanza di sonno o modificazioni nello stile di vita”.
A che punto siamo con i piani terapeutici? Quali sono le cure del momento? “A livello farmacologico sono stati fatti passi da gigante. Con gli anticorpi monoclonali, i ditani e i gepanti che stiamo somministrando anche a Belcolle da oltre due anni abbiamo riscontrato un'ottima risposta nei pazienti che abbiamo in cura'.
L’emicrania è riconosciuta come disabilità? “No, purtroppo questa è una nota dolente: seppur identificata come malattia cronica, l'emicrania non è riconosciuta dal sistema sanitario nazionale come invalidità, e questo perchè la patologia non è oggettivamente riconoscibile al legislatore. Le associazioni si stanno muovendo non solo a livello scientifico per trovare una cura ma anche dal punto di vista legislativo per facilitare l'accesso alle cure e i sostegni per i pazienti'.
Seguiranno altre iniziativi simili? “Si, questo è già il secondo incontro e ne faremo degli altri. Abbiamo un team di specialisti al Centro cefalee della Asl di Viterbo, operativi all’ospedale Belcolle e all’Andosilla di Civita Castellana. E' bene che la gente sappia che esiste un centro specializzato a due passi da casa e che non deve più necessariamente andare a curarsi a Roma o ancora più lontano'.
