


VITERBO - Il Comune di Viterbo rischia un risarcimento di 36 milioni di euro alla società che gestisce le Terme dei Papi per il mancato rispetto degli accordi contrattuali sulla fornitura di acqua termale. Questo è quanto emerso durante l’ultimo consiglio comunale, in seguito alle interrogazioni del consigliere Andrea Micci, capogruppo della Lega.

La questione nata dal contratto stipulato nel 1987, prevede l’obbligo per il Comune di garantire 35 litri al secondo di acqua sulfurea per il funzionamento dello stabilimento. Con una delibera del consiglio comunale nel 2016, tuttavia, si è ridotto l’approvvigionamento a 23 litri, e i dati odierni parlano di una media di 18 litri al secondo. Nel mentre il Consiglio di Stato, nel 2022, ha ribadito la validità del contratto del 1987, ritenendo il contratto ad oggi ancora valido ed efficace.
Andrea Micci ha quindi espresso forte preoccupazione in merito “Il Comune non ha dimostrato né che i 35 litri fossero eccessivi né l’impossibilità di garantirli. Mi sembra evidente che la sentenza sarà sfavorevole”. La possibile condanna rappresenta una spada di Damocle sul bilancio comunale, con risorse bloccate in attesa della conclusione del contenzioso.
Parallelamente, il rilancio del termalismo sembra fermo al via. L’assessore Stefano Floris ha ricordato l’attivazione di un tavolo tecnico con gli operatori privati da un anno e mezzo, ma i risultati tardano ad arrivare. Per Micci, manca una visione politica forte e un piano di sviluppo concreto per un settore strategico come quello del termalismo.