


di Stefano Marini Balestra
VITERBO - Il nuovo percorso del Consorzio di Bonifica Etruria Meridionale e Sabina, nonostante l’esito delle votazioni, è impantanato. L’apparente, e da più parti sostenuto, presunto connubio tra la lista “La Bonifica” ed il Commissario straordinario, ha costruito le basi per una “vittoria teorica” della lista legata alla Coldiretti. Nonostante gli sforzi del sub Commissario, tesi a dare equità ed armonia normativa sia allo Statuto che al Regolamento elettorale, il prodotto finale è stato un contradditorio sistema regolamentare che “fatalmente” penalizza uno dei contendenti alla presidenza dell’Ente, casualmente Piero Camilli, ma anche l’eventuale consigliere Fabrizio Ronca. Tuttavia gli sforzi della Coldiretti e associati si sono infranti contro la volontà dei consorziati che, dove hanno potuto esprimere la loro volontà, essendo state escluse tre liste su quattro della coalizione “Agricoltori Riuniti”, hanno annichilito la lista iper-sponsorizzata, ma senza consensi, denominata “La Bonifica”, decretando un sonoro ko sia per l’organizzazione che la sosteneva, sia per l’ex Commissario “probabilmente” parziale e coinvolto, nei quattro anni di incarico, in presunte controversie anche di carattere personale, proprio con Piero Camilli.
In più occasioni ed in più contesti, l’allora sub commissario Fabio Fabbri ha fatto presente che un Ente di nuova formazione che inizia una nuova “epoca” con caratteristiche gestionali nuove, non può permettersi di partire con un Consiglio di Amministrazione mutilato e in questo caso non può dare l’avvio ai grandi lavori previsti, senza che il Cda sia la vera espressione della volontà dei consorziati che, tanto per essere espliciti, sono coloro che finanziano le attività del Consorzio e pagano gli impiegati, gli operi e gli amministratori.
Sappiamo che a livello nazionale non siamo governati da chi ha la maggioranza dei consensi e nemmeno siamo governati da un Presidente del Consiglio eletto, ma il Consorzio è altra cosa e sarebbe utile che gli aspiranti Presidente e Consiglieri espressione della Coldiretti, sapessero che sono una netta minoranza della volontà dei consorziati e che governare, avendo “l’etichetta” da perdenti, potrebbe implicare una impossibilità gestionale che non gioverebbe a nessuno.
Si auspica che il buon senso e la “volontà popolare”, considerando anche l’esito plebiscitario espresso dall’area toscana del Consorzio e dai sindaci dei Comuni del comprensorio della Tuscia verso la lista “Agricoltori Riuniti”, possano predominare sull’affannata e patetica ricerca di un successo che non potrà mai realizzarsi se non con modalità effimera perché costruito al tavolino, ma che porterà probabilmente ad una insanabile frattura all’interno del Cda le cui conseguenze saranno pagate dal territorio.