

di Arsenico Lupin
Il coordinamento regionale del Pdl ha stabilito che nel Lazio i congressi dovranno svolgersi tra sabato 17 e domenica 18 marzo. A Viterbo ci celebrerà il 18.
Oltre 12mila tessere. La campagna del tesseramento del Pdl, che si è conclusa nell’ottobre scorso, in provincia di Viterbo ha ottenuto un vero e proprio exploit.
Ma ora il problema sarà portarli a votare tutti, uno per uno, durante il congresso provinciale. Gli organismi nazionali del partito hanno infatti stabilito che i voti validi a livello congressuale saranno soltanto quelli che si recheranno a votare personalmente. Non sono previste deleghe o altri artifizi più o meno nobili, che hanno caratterizzato in passato le fasi congressuali dei partiti. Di tutti i partiti. Insomma, una testa un voto.
Una regoletta semplice semplice, che però da sola è già bastata a mettere in fibrillazione gli schieramenti interni che hanno condotto una campagna delle tessere molto dura, impegnativa, dispendiosa e spesso ruvida per ottenere supremazia e controllo del partito.
Ma cominciamo dall’inizio. All’inizio erano i cosiddetti “”quarantenni”” coloro che iniziarono ad organizzarsi per sovvertire l’ordine (interno) costituito: leggasi Marini & co.
Oggi Battistoni e Rotelli hanno qualche mese in più ma in loro, almeno a giudicare dai risultati del tesseramento, è rimasta la stessa aspirazione di contrastare, modificare, e magari ribaltare, gli equilibri interni.
Dei 12mila iscritti, infatti, all’incirca la metà farebbero riferimento a loro, l’altra metà all’asse Marini-Allegrini, con una differenza a vantaggio di questi ultimi di non più di 200 tessere.
In diciotto giorni, tanti li separano ancora dal congresso provinciale, gli esponenti viterbesi del Pdl hanno tutto il tempo per rimescolare le carte, stringere nuovi accordi e perfino di sovvertirli in una notte. Lo hanno fatto nelle ultime elezioni provinciali coinvolgendo addirittura altre formazioni politiche e rifarlo all’interno dello stesso partito sarebbe un gioco da ragazzi.
Postulato che i “”contendenti”” siano comunque quelli che hanno caratterizzato il tesseramento, il coordinatore provinciale Marini e la senatrice Allegrini da una parte, il presidente della commissione Agricoltura della Regione Battistoni e Rotelli, già consigliere del ministro Giorgia Meloni, dall’altra, va da sé che il risultato sarebbe imprevedibile.
Con una situazione di partenza praticamente alla pari, ci sarebbe la corsa a portare quanti più iscritti possibile al voto congressuale, magari organizzando pullman da tutta la provincia. Roba da non credere e probabilmente da escludere. Un gioco al massacro che potrebbe lasciare sul campo tanti feriti e forse anche qualche vittima, magari anche illustre.
Ma c’è un’altra ipotesi, anche se probabilmente remota: con un partito in forte crisi d’identità e con le difficoltà accentuate dal governo Monti , non è escluso che i big nazionali vogliano contarsi per capire il percorso da intraprendere e l’atteggiamento da tenere nei confronti di questo governo e, in proiezione, nel dopo Monti. La conta più semplice, ma con tutta probabilità anche la più efficace, sarebbe quella di distinguersi tra gli ex Forza Italia e gli ex Alleanza Nazionale, i due partiti che sono confluiti formando il Pdl.
Una eventualità, questa, che, se riportata a livello provinciale, farebbe saltare tutti gli schemi, con processi di scomposizione e ricomposizione degli schieramenti. Da marchese De Sade.
Sarà forse per uscire da questa impasse che il coordinamento regionale del partito starebbe pensando di imporre a tutti una soluzione unitaria. Soluzione che permetterebbe a livello locale di non lacerarsi e a livello nazionale di prendere tempo aspettando che il quadro politico si evolva e si chiarisca ulteriormente.
Bisognerà vedere ora come la prenderanno i protagonisti provinciali del partito. Nessuno, è vero, sarebbe in grado di portare 12mila iscritti al congresso ma l’esibizione muscolare che ha prodotto la bellezza di 6mila tessere da parte del duo Battistoni-Rotelli potrebbe essere stata inutile.
E i due quarantenni sono intenzionati a dimostrare che i loro muscoli non sono cresciuti con gli anabolizzanti ma dopo ore e ore di palestra. Sul campo, si direbbe.
La tentazione di contarsi, insomma, continua.