ANNO 16 n° 273
Conduttore tv omicida condannato a 14 anni
28/02/2012 - 10:26

È stato condannato a 14 anni di reclusione Alessandro Cozzi il conduttore televisivo che il 29 marzo del 2011 uccise a coltellate Ettore Vitiello titolare di un'agenzia di lavoro al quale doveva 15mila euro che gli venivano chiesti insistentemente. Cozzi, che ha confessato, aveva ottenuto il procedimento con rito abbreviato, che in caso di condanna dà diritto allo sconto di un terzo della pena. Il pm aveva chiesto la condanna a 16 anni di reclusione, non aveva contestato alcuna aggravante e aveva tenuto conto, nel quantificare la pena, della confessione dell'uomo e della sua volontà di risarcire la famiglia della vittima. Il gup Meyer è partita dalla pena minima di 21 anni e l'ha ridotta di un terzo per lo sconto del rito abbreviato. Cozzi, educatore familiare che qualche anno fa ha condotto sui canali Rai la trasmissione «Diario di Famiglia», è anche indagato per omicidio in un'altra indagine, sempre coordinata dal pm di Milano Maurizio Ascione, relativa alla morte nel 1998 di un suo socio d'affari, Alfredo Capelletti.

«PENA INADEGUATA» - Secondo il legale di parte civile Gaetano Pecorella «la pena è inadeguata per un delitto così efferato, 40 coltellate tenendo ferma la vittima con il ginocchio; l'arma, il tipo di coltello non era di facile reperibilità; l'imputato aveva atteso un'ora la vittima prima di ucciderlo». Per il legale, inoltre, «potevano essere contestati anche la premeditazione, per il coltello che Cozzi si portò dietro attendendo anche l'uscita dei colleghi di Vitiello, e i futili motivi, perché l'imputato ha ucciso per poche migliaia di euro». L'avvocato, infine, ha chiarito che Cozzi «finora ha dato solo un anticipo di risarcimento ai familiari».

IL DELITTO - Cozzi, educatore familiare che qualche anno fa ha condotto sui canali Rai la trasmissione «Diario di Famiglia», il 29 marzo 2011 uccise Vitiello, 58 anni, con una cinquantina di coltellate, dopo essersi presentato nell'ufficio della sua agenzia. Stando alle indagini, Cozzi, infatti, non voleva restituire alla vittima circa 17 mila euro che gli doveva. Il pm milanese Maurizio Ascione, nei mesi scorsi, ha inoltre riaperto il «cold case» sulla morte di Capelletti, che all'epoca era stata archiviata come un suicidio. È in corso una perizia sul dna e sulle impronte digitali rinvenuti sul coltello che venne ritrovato in mano a Capelletti. Gli esiti degli accertamenti, in sede di incidente probatorio, verranno discussi davanti al gip il prossimo 21 marzo.

(Corriere.it)






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