ANNO 16 n° 21
Condannato a 7 anni e 4 mesi il 33enne che violentò e maltrattò la moglie malata di cancro
Sotto processo a Viterbo l’uomo residente a Ronciglione. La donna salvata dal centro antiviolenza Demetra di Vetralla
20/01/2026 - 11:54

VITERBO – Ha maltrattato e violentato la moglie malata di cancro davanti ai figli minori, arrivando a lanciarle addosso una pentola di acqua bollente e a umiliarla con frasi offensive sulla sua malattia. Per questo un 33enne, originario del Centro America e residente a Ronciglione, è stato condannato ieri dal tribunale di Viterbo a 7 anni e 4 mesi di reclusione.

La sentenza è stata pronunciata dal collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi, che ha inflitto una pena superiore a quella richiesta dall’accusa: il pm Michele Adragna aveva chiesto 6 anni, ma i giudici hanno aggiunto un ulteriore anno e quattro mesi. L’uomo, difeso dall’avvocato Marco Marcucci, ha beneficiato dello sconto di un terzo della pena per aver scelto il rito abbreviato.

I fatti risalgono al 2024. In una delle aggressioni più gravi, avvenuta davanti ai figli di 11 e 3 anni, l’imputato avrebbe scagliato contro la moglie una pentola colma di acqua bollente, insultandola per le sue condizioni di salute con parole che hanno segnato profondamente la vittima. In seguito agli episodi di violenza, l’uomo era stato sottoposto alla misura dell’allontanamento dalla casa familiare e all’obbligo di firma.

La situazione è precipitata nel maggio 2024, quando la donna ha deciso di lasciarlo. In quell’occasione l’ex marito l’avrebbe terrorizzata con minacce di morte, colpendo il muro con i pugni e prospettandole un destino di violenze estreme: frasi che, secondo l’accusa, lasciavano intendere un concreto rischio per la sua vita.

Determinante è stato l’intervento del centro antiviolenza Demetra di Vetralla, che ha soccorso la donna e l’ha condotta in un luogo sicuro insieme ai figli. La vittima è stata assistita come parte civile dall’avvocatessa Dominga Martines, che ha seguito il caso fino alla conclusione del processo, chiusosi ieri dopo la testimonianza della donna in aula. Un caso complesso, aggravato dalle condizioni di salute della vittima, che evidenzia ancora una volta l’importanza della rete antiviolenza sul territorio.

Nel distretto sociosanitario VT4, sottolinea la legale, sono ormai tre i casi in cui il centro antiviolenza ha attivato procedure coordinate tra tutti gli attori coinvolti per garantire risposte rapide ed efficaci alle donne che subiscono violenza, anche attraverso l’assistenza di personale legale formato e qualificato.






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