ANNO 16 n° 275
Concordia, ''Carcere? Ho paura non esca la verità''
20/10/2012 - 09:24

Dopo cinque giorni di udienza è finito al Teatro Moderno di Grosseto l'incidente probatorio sulla scatola nera della nave Costa Concordia e sulla navigazione tenuta il 13 gennaio scorso quando si verificò il naufragio all'Isola del Giglio con 32 morti. L'udienza, presieduta dal gip Valeria Montesarchio, è iniziata lunedì scorso ed è durata tutta la settimana. La fase preliminare del processo si chiuderà entro la fine dell'anno. Con la conclusione dell'incidente probatorio, per il futuro processo che si terrà sul disastro navale, la maxiperizia realizzata dagli esperti incaricati dal gip diventano prove del processo futuro , così come gli atti presentati dalle parti durante i cinque giorni di udienza a Grosseto e accolti nell'incidente probatorio.

 

SCHETTINO - «Buonasera, siamo semplicemente stanchi»: sono le uniche parole pronunciate dal comandante Francesco Schettino uscendo dal teatro di Grosseto. Schettino si è rivolto con queste parole alle telecamere e poi è salito in auto con i suoi avvocati. Potrebbe non ritornare subito a Meta di Sorrento (Napoli) poiché è autorizzato a stare fuori dal comune fino a sabato compreso.

LA DIFESA - «Francesco Schettino non ha abbandonato la nave» dicono i suoi difensori. La manovra per far riavvicinare la Concordia alla costa dopo l'impatto con gli scogli è stato un puro caso, ribatte la Procura di Grosseto, che ha consegnato un'altra perizia per rafforzare le accuse contro l'ex comandante. È l'ultima battaglia nell'aula del teatro Moderno, con l'incidente probatorio ormai in chiusura. Bruno Leporatti e gli altri difensori di Schettino hanno terminato le loro domande sulla perizia del gip. Tra gli argomenti toccati anche l'abbandono della nave dopo l'impatto: gli avvocati hanno messo in evidenza in questo senso i motivi fortuiti per cui Schettino sarebbe stato costretto a sbarcare dalla nave diversamente dall'accusa di averla abbandonata volontariamente prima del tempo. «Ne usciamo meglio di come siamo entrati», ha detto l'avvocato Leporatti. «Come tutte le persone sottoposte ad indagini anche il comandante Francesco Schettino ha ansia di difendersi, di far capire le sue ragioni e far rilevare gli errori»: così l'avvocato Bruno Leporatti ha descritto in una conferenza stampa l'atteggiamento di Schettino nell'incidente probatorio. «Schettino in aula ha dato un contributo importante - ha detto anche Leporatti - facendo domande, fornendoci indicazioni su aspetti che nessuno meglio di lui poteva conoscere. Il comandante Schettino come tutti noi è molto provato da questa udienza, che è stata una fatica non da poco».

L'ACCUSA - Dopo la pausa è stato il turno della Procura, tornata alla carica con altri quesiti. In più, Francesco Verusio e gli altri sostituti procuratori hanno preparato una propria relazione tecnica sul naufragio della Costa Concordia che rafforza le accuse a Schettino, anche rispetto a quelle emerse con la maxi perizia del collegio di esperti incaricati dal gip. Tra i vari punti, la relazione confermerebbe con certezza l'impossibilità per l'ex comandante di governare la nave già da subito dopo l'impatto contro gli scogli del Giglio e renderebbe pacifica la responsabilità di Schettino nell'ordinare la rotta sbagliata che condusse la nave contro le rocce. «Questo incidente probatorio ha posto una pietra tombale sulle responsabilità del comandante Schettino» nel naufragio della Costa Concordia. Lo ha detto il procuratore capo di Grosseto, Francesco Verusio, uscendo dal Teatro Moderno di Grosseto alla fine dell'incidente probatorio. «Si sono definitivamente accertate le responsabilità del comandante Schettino da noi già individuate nell'immediatezza del fatto». L'incidente, ha proseguito il procuratore, «ha confermato che la manovra che ha fatto finire la nave sugli scogli non è dovuta a Schettino ma alla mano del buon Dio» mentre, «l'errore del timoniere, di cui si è scritto molto in questo periodo, anche se non ci fosse stato non avrebbe impedito l'urto contro il Giglio». Il Procuratore Verusio si è detto stupito per la «supponenza» di Schettino in aula, come se «non si rendesse conto del gesto imperdonabile e sciagurato di cui è stato responsabile».

IL GIP NEGA A SCHETTINO DI PARLARE - Schettino non ha parlato. In aula ha provato a intervenire su un argomento tecnico, ma il gip non ha dato l'autorizzazione. Allo stesso modo l'ex comandante non ha parlato neanche con i giornalisti, nonostante il «buongiorno» degli altri giorni. In compenso, ha risposto alla domanda di una giornalista: «Teme il carcere?». «Temo che non venga fuori la verità» ha detto Schettino. Al suo posto ha parlato uno dei difensori Francesco Pepe, prendendosela con il collega di Costa Crociere Marco De Luca. «Ci è dispiaciuto che, parlando della condotta di Schettino, abbia pensato che noi volessimo scaricare la responsabilità su altri, ma certamente riteniamo in questo incidente probatorio di dover evidenziare le carenze della nave». De Luca aveva definito «meno serie» di altre le dichiarazioni fatte da Schettino nel corso dell'inchiesta tentando di scaricare le colpe «sui subordinati».

(Corriere.it)






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