



MONTALTO DI CASTRO - Si è appena svolto il primo incontro del Comitato No fotovoltaico selvaggio di Montalto e Pescia, il cui nome era originariamente accompagnato, a detta della coordinatrice Cristina Volpe, dallo slogan “Fotovoltaico sì, ma non così”: una chiara allusione a quel modo di impiantare pannelli fotovoltaici nelle aree agricole che sarebbe incontrollato e ostacolerebbe molteplici settori economici e produttivi.
Questo appuntamento ha ospitato perlopiù categorie professionali della società civile, stando a una precisa volontà della coordinatrice e dei membri. L’appello di Cristina Volpe va in questa direzione: la Tuscia è un territorio a vocazione turistico-agricola, non può diventare la sede privilegiata nel Lazio di sperimentazioni industriali invasive.
La Volpe ha quindi rassicurato che il Comitato non è contro la transizione verde, ma come ha specificato Sergio Caci, politico ed ex sindaco di Montalto di Castro, il Comune ha posto uno stop a tutti i primi lasciapassare per l’introduzione del fotovoltaico.
Caci, invitato all’incontro, ha specificato che il 78% degli impianti fotovoltaici è nella provincia di Viterbo: la soluzione sarebbe quella di una distribuzione più equa, che coinvolga anche il resto della regione. La delibera del presidente Francesco Rocca del 2023 va in questa direzione, ma appare ancora più tassativa, avendo tra i suoi obiettivi quello di bloccare il fotovoltaico in tutto il Lazio.
I territori, a causa della massiccia presenza di impianti, risulterebbero, secondo la stessa coordinatrice del comitato, “traumatizzati”: il danno per il turismo sarebbe ingente, ma Caci ha dichiarato che anche l’agricoltura ne risentirebbe. Caci, però, ha ricordato poi l’importanza dell’impatto sul mercato immobiliare: “Si costruiscono – ha affermato il politico – impianti fotovoltaici intorno a zone di prestigio, come Pescia Romana, Capalbio e quelle fuori Tuscania. Il valore degli immobili dimezza: sarebbe una catastrofe”.
Il ruolo del politico nel comitato e nella causa è dunque quello di aiutare chi di dovere a “individuare aree idonee nella provincia di Viterbo” per la costruzione degli impianti, essendo ormai satura la Tuscia.
