ANNO 16 n° 274
Come la pandemia ha inciso sulle scommesse: il caso del Lazio
04/05/2021 - 10:09

Che la pandemia abbia completamente rivoluzionato il mondo economico è sotto gli occhi di tutti. Intere attività sono letteralmente saltate in aria, altre si sono reiventate, comprese quelle legate al mondo delle scommesse. Ma c’è il ‘caso Lazio’ che tiene banco da giorni

Cosa è successo nel dettaglio? Proviamo a fare il punto della situazione.

Incremento dell’online

L’online ha visto un incredibile sali-scendi da vere e proprie montagne russe. All’inizio della pandemia, con il lockdown ‘severo’, sono state bloccate praticamente tutte le attività sportive.

Il sillogismo, in questo caso, è molto semplice: zero competizioni e (quasi) zero scommesse. Sì, perché se si fa un raffronto tra marzo 2019 e marzo 2020 si scopre come – se in generale le scommesse sportive sono crollate di oltre il 90% -, i ricavi si sono letteralmente ridotti.

Facciamo parlare i numeri. Fino al lockdown si facevano, in media, circa 100mila puntate al giorno. Nel periodo del lockdown il numero è sceso a 3mila. Non è tutto. A marzo 2019 furono spesi più di 106 milioni di euro. Nel 2020 il crollo è stato di oltre il 33%, cioè circa 30 milioni. Quindi, facendo un rapido calcolo, la spesa per le scommesse è stata di 70 milioni.

C’è stata, però, una netta ripresa di questo settore grazie alle diverse modalità, oseremo dire, di vita degli italiani. Tra smartworking, chat e riunioni, tutto si fa sul web e anche i bookmakers online si sono adeguati. Chi migliorando il proprio sito e chi, invece, puntando sulle proprietà endemica del web: cioè, ad esempio, la possibilità di giocare online.

L’incremento dell’online ha notevolmente appianato le perdite in tal senso. E alcuni legislatori stanno provando a far approvare delle leggi molto limitative per quanto riguarda l’apertura di nuovi centri scommesse.

Un caso per tutti è quello del Lazio.

La legge regionale del Lazio

Cosa è successo nel Lazio? In pratica, dal 28 agosto 2021 entrerà ufficialmente in vigore la modifica della legge regionale 5 datata 2013. In altre parole, obbligherà le sale giochi e le sale scommesse a spostarsi se si trovano a meno di 500 metri da un luogo definito ‘sensibile’.

Qual è il problema? Molto semplice. Che la legge è retroattiva e, quindi, centinaia di esercenti saranno costretti a spostarsi, con tutte le conseguenze del caso. Con l’aggettivo ‘sensibile’ si intende luoghi come chiese, scuole, ospedale e centri di aggregazione per i giovani.

Secondo alcuni dati forniti dall’associazione di categoria, sarebbero circa mila le aziende che non riuscirebbero a rispettare la legge e, quindi, saranno costrette a chiudere. Con annessa perdita di posti di lavoro.

I fautori della legge, però, indicano come questa normativa sia necessaria per arginare il vizio del gioco, soprattutto per quanto concerne i giovani.

Al netto di quale sia la verità, comunque, probabilmente in seguito potrebbero esserci delle grosse novità in tal senso.

Attualmente, comunque, i centri scommesse e le sale giochi sono chiuse in tutta Italia, anche in zona gialla, nonostante le aperture del governo.

Questo perché, secondo il Comitato Tecnico Scientifico, il rischio contagio sarebbe ancora molto alto.

 

 




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