

VITERBO (f.l.) - Coltivava marijuana con un impianto mai sequestrato prima nel Lazio, che consiste nel far crescere le piante in acqua, senza terra, ed è stato arrestato pochi giorni fa dai carabinieri con l’accusa di coltivazione illegale di sostanze stupefacenti. Si tratta di S.S., operaio 36enne di Tarquinia, già noto alle forze dell’ordine per reati dello stesso genere.
L’uomo è stato fermato dai carabinieri della stazione di Montalto di Castro, guidati dal maresciallo Zampone, il 16 marzo scorso proprio nella cittadina marittima e, a seguito di una perquisizione domiciliare, gli uomini dell’Arma hanno sequestrato nell’appartamento del pregiudicato una trentina di piante di marijuana e l’intera struttura che gli permetteva di coltivarla.
L’impianto è chiamato idroponico perchè le piante crescono direttamente in acqua distillata, in sostituzione del terreno agricolo. E’ una tecnica detta ''fuori suolo’’ ancora poco conosciuta, tanto che questo è il primo impianto ad essere stato sequestrato nel Lazio, ma è molto più efficace e veloce della normale coltivazione: il principio attivo della sostanza è duplicato e la crescita avviene in soli due mesi.
Una stanza dell’appartamento del 36enne era interamente adibita alla coltivazione della marijuana con la tecnica idroponica. I carabinieri, infatti, hanno trovato in un armadio termosaldato la grossa vasca dove galleggiavano una decina di piante con il fusto di circa mezzo metro, lampade per la luce e il riscaldamento e vari termostati. L’acqua, per permettere alle piante di crescere, deve essere distillata e cambiata una volta a settimana, ecco perché nella stanza sono state trovate anche una serie di taniche contenenti l’acqua ''miracolosa''.
L’arresto di S.S. è stato già convalidato dalla procura di Civitavecchia: l’operaio è infatti detenuto presso il carcere della cittadina tirrenica con l'accusa di coltivazione illegale di sostanze stupefacenti.