

VITERBO - E’ stata davvero una bella piazza, quella degli artigiani e dei piccoli e medi imprenditori della Cna, ben tremila, che questa mattina hanno manifestato a Roma, per far sentire ''le voci della crisi'' e per dire che non si arrendono a una crisi che ha un impatto devastante, soprattutto sulle piccole e piccolissime dimensioni. 300 gli imprenditori della Tuscia che hanno raccolto l’appello alla mobilitazione e, appena arrivati in piazza Farnese, insieme con i colleghi delle altre province, hanno riconsegnato simbolicamente, gettandole in un’urna, le chiavi dei loro laboratori.
''Ma le imprese non vogliono chiudere, anzi - affermano Pieri e Melaragni della delegazione viterbese - Hanno raccontato gli ostacoli che trovano ogni giorno sul loro cammino, la mancanza di liquidità, con gli enti, Regione in testa, che non pagano più, e le scelte difficili che molte di loro sono costrette ad affrontare, come il ricorso alla cassa integrazione. Però hanno mostrato anche la voglia di farcela, l’orgoglio di chi lavora con passione, è radicato nella cultura del territorio, ha sempre contribuito a creare ricchezza e occupazione e adesso non rinuncia”.
“Se non riparto io, non riparte l’Italia”: questo lo slogan dell’appuntamento. Gli imprenditori sono stati i veri protagonisti, con le loro storie raccontate all’interno degli stand delle unioni di mestiere, sul palco e in piazza, dove c’erano, ad intervistarli, tanti organi di informazione.
E’ stato diffuso il dossier “I numeri della crisi”, a cura della Cna e del Cer (Centro Europa Ricerche). Gli investimenti in costruzioni, nel Lazio, sono crollati, dal 2008 a oggi, del 27,2 per cento, più che nel resto d’Italia, dove la flessione si è fermata al 22,3. E visto che, nell’edilizia, i soldi non girano più, le aziende non assumono: il saldo tra assunzioni e licenziamenti, nella regione, è di oltre 3.600 unità.
Tra i dati più significativi, quelli sui consumi di alimenti e bevande, in calo (-3,2 per cento tra il 2007 e il 2010). E quelli sull’immatricolazione di nuove auto in Italia, in picchiata (dai 18,9 milioni di gennaio di quest’anno all’1,5 di ottobre). Dietro i numeri, fenomeni allarmanti, come la contraffazione: il Lazio detiene il triste primato dei sequestri (12.156 tra il 2008 e il 2010).