

VITERBO - La' Ndrangheta bussa alle porte della Città dei Papi. E' aumentato, infatti, rispetto allo scorso anno il numero delle infiltrazioni mafiose presenti sul territorio di Viterbo e provincia, anche se in misura meno consistente rispetto al resto del Lazio. E a fare la voce grossa sono soprattutto i sodalizi criminali calabresi.
Mammoliti, Libri, Zumbo-Gugliotta, Mollica e Nocera: sono queste le 'ndrine che, secondo l'ultimo rapporto dell’Osservatorio tecnico scientifico per la sicurezza e la legalità, starebbero allungando i propri tentacoli sulla Tuscia. Una presenza dei sodalizi criminali ancora ''in fase embrionale'', come si legge nel rapporto, ma che ha messo già in allarme le forze dell'ordine.
Spaccio, gioco d'azzardo, usura e riciclaggio sono le fette di mercato nero su cui la criminalità organizzata ha affondato i suoi artigli. I settori più a rischio nel Viterbese risultano essere quello finanziario, quello degli appalti pubblici e del ciclo dei rifiuti, tramite l'utilizzo di società di comodo.
''Negli ultimi anni la moltiplicazione degli sportelli bancari, e alcuni sequestri di beni immobili e attività economiche, indicano il rischio che si tratti di un primo stadio per successive espansioni'' si legge ancora nel documento, che colloca tutta la provincia al 43esimo posto, sulle 107 censite nella classifica nazionale del rischio.
A testimonianza di ciò i dati degli immobili confiscati. A Viterbo i beni sono 30: 16 ''destinati'', cioè trasferiti a soggetti istituzionali, e 14 in ''gestione'' dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità (Abnsc).
Non va meglio nel resto della regione Lazio, che risulta la quinta per attentati malavitosi compiuti quest'anno - davanti anche alla Calabria - e la terza per numero di incendi dolosi, dopo la Calabria e prima della Puglia. Novantadue sodalizi operanti in tutto il Lazio, in aumento rispetto agli ottantotto censiti nel 2015. Famiglie, cosche e clan, campani e calabresi soprattutto, ma anche consorterie autonome, spesso in associazione tra loro, e bande di matrice straniera: cinesi, nigeriani, albanesi e geogiani su tutti..
Tra le provincie più colpite dal fenomeno, ad eccezione della Capitale che è un caso a sè stante, la Ciociaria e la provincia di Latina, considerate vere e proprie terre di conquista dei clan camorristici campani.