


Spot Peroni e 'Be Her' - 'La bionda, per noi oggi, è solo la birra'. Link al video: https://www.youtube.com/watch?v=A8DGGWfWKIU

VITERBO - Insomma, uno spot tutto al femminile – senza comparse patinate e accessori rosa confetto – si può concludere degnamente con il servizio del bar “Da Sofia”: c’è un modo migliore di apprezzare le donne che richiamarsi a un profilo gestionale, nel contempo empatico e associato a un nome stupendo?
A insegnarlo, o, in gergo tecnico, a diffonderlo, è la storica azienda Peroni, tramite un claim efficace e pungente. Nonostante la descrizione scenica proponga quadri verosimili, più che realistici – ancora molte donne sono escluse da competizioni sportive, accesso al lavoro e avanzamento professionale – la carrellata di volti è riassunta in una barlady, probabilmente proprietaria della sua attività.
Per lei non è un ripiego portare al tavolo l’aperitivo e sembra rispecchiare l’anima del locale: una ragazza che nutre sogni e ambizioni, ma mai manchevole di una cura del prossimo da sorella maggiore. O, forse, da madre di sé stessa, in un mondo che relega alla subalternità le persone che non hanno l’occasione di riscattarsi.
La nostra ideale “Sofia”, invece, ci è riuscita attraverso le decadi, anche quelle più scomode per le donne nello spot: vediamo come il claim di Peroni si apre con un giornale cartaceo, pasteggiato da un uomo al bar, con l’inserzione tanto nota della “bionda” testimonial. La scena sembra perdersi nel tempo, senza riportare un’epoca distintiva, mentre la ragazza ritratta sulla pagina è un semplice disegno.
Un’altra donna, nel clou delle sue aspirazioni professionali, allontana da sé il foglio con la pubblicità, in un effetto di distanziamento che prelude a un nuovo sipario. Eccola con le sue colleghe a brindare con la Peroni, direttamente della bottiglia, quasi a ricalcare quei gesti di intesa che richiamano gli uomini e che è difficile veder condivisi in un team al femminile.
Le calciatrici della scena seguente sembrano dirci che, solo se si è unite, i pregiudizi dominerebbero ancora per poco: come due squadre si contendono un trofeo, alimentando il valore della vittoria collettiva, così una chef di ristorante prepara la linea, sempre accompagnata dal supporto di Peroni. Ogni protagonista è lanciata nel video da una campagna storica del marchio, sempre con tema “bionda” e poco spazio all’immaginazione: anche le calciatrici e la chef, quindi, accedono al girato tramite una presentazione illustre, in apparenza ignara delle loro qualità.
Solo “Sofia” si presenta da sé, senza bisogno di cercare il paragone con validi, seppur stereotipici, modelli di comunicazione. È lei che, con la sua schiettezza, pare esemplificare le lavoratrici più a noi vicine, talvolta lontane dall’essere titolari e con la stessa fame di successo e riconoscenza.
“BeHer”, progetto nato per contrastare i trattamenti differenziati, tramanda questa mission: non è necessaria la posizione per conferire dignità all’impegno, né l’identità di genere degli impiegati.
Questa consapevolezza ha portato l’azienda a ottenere una certificazione, quella sulla Parità di Genere nei suoi ambienti. Una sinergia che vede la dirigenza, il piano gestionale e la diffusione pubblicitaria muovere da un fine condiviso: l’attestazione della fatica e il mutuo spendersi per un lavoro sicuro.
Sofia, d’altronde, significa saggezza, e la titolare del bar ne calza perfettamente il senso: nemmeno un tentativo pubblicitario del passato è da stracciare, ma va sostituito con spunti collettivi per la creazione di uno spot migliore. Un “fare scena” che sia nota in calce di un fare comunità condiviso: sapere è avere cultura, un patrimonio estrapolabile solo dal saper vivere.