

CIVITAVECCHIA - Il sindaco di Civitavecchia ha scritto una lettera urgente alla Presidenza del Consiglio dei ministri e ai Dicasteri dell'impresa e Made in Italy e dell'Ambiente e sicurezza energetica per chiedere un confronto urgente con le amministrazioni locali (Comune e Regione) sul tema decarbonizzazione e linee di indirizzo per la transizione energetica.
Di seguito la lettera:
Alla Presidente del Consiglio dei ministri
On. Giorgia Meloni
Al Ministro delle Imprese e del Made in Italy
On. Adolfo Urso
Al Ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica
On. Gilberto Pichetto Fratin
Oggetto: Urgente definizione degli indirizzi strategici sul phase-out di Torre Valdaliga Nord e sul futuro industriale di Civitavecchia – richiesta di riscontro formale e di convocazione immediata
Con la presente, in qualità di Sindaco di Civitavecchia, mi rivolgo alla Presidenza del Consiglio dei ministri e ai Dicasteri in indirizzo per rinnovare una richiesta di chiarimento e di assunzione di responsabilità che non è più rinviabile. Il 31 dicembre è scaduta la convenzione e, ad oggi, non risulta adottata alcuna determinazione formale e definitiva da parte del Governo sul futuro della centrale di Torre Valdaliga Nord e, conseguentemente, sul destino industriale ed economico della città. Questa assenza di decisione, al di là di dichiarazioni generiche e di ipotesi non accompagnate da atti, sta producendo un effetto paralizzante sui processi di programmazione, sugli investimenti e sulla tenuta occupazionale.
Già nel mese di agosto, con nota ufficiale trasmessa ai Ministeri competenti, il Comune di Civitavecchia ha espresso la propria viva preoccupazione per notizie e atti emersi in merito all'ordine del giorno accolto dall'esecutivo nell'ambito del DL ex Ilva n. 92/2025, che prefigurava l'estensione dell'attività della centrale fino al 2038. Si sarebbe trattato di un'ipotesi che, qualora confermata, avrebbe determinato implicazioni profonde sul percorso di transizione energetica, sulla coerenza delle politiche nazionali con gli obiettivi europei di decarbonizzazione, nonché sul futuro industriale e sociale di un territorio che per decenni ha sostenuto un prezzo elevato in termini ambientali, contribuendo in maniera determinante alla sicurezza energetica del Paese.
A distanza di mesi, dobbiamo prendere atto che le richieste di confronto e di chiarimento formulate dall'Amministrazione comunale non hanno ancora ricevuto un riscontro operativo. Nel frattempo, la città è di fatto bloccata. Se lo scenario è quello del phase-out e della dismissione effettiva dell'impianto, occorre che il Governo renda immediatamente operativi gli strumenti indispensabili a governare una transizione complessa: la nomina del commissario straordinario previsto per accompagnare il percorso post-carbone, l'avvio di un accordo di programma dedicato capace di fissare tempi e risorse, e la definizione puntuale della cornice che consenta di rendere concretamente utilizzabili le aree e di dare seguito alle proposte già pervenute nell'ambito della manifestazione di interesse promossa a livello nazionale. In assenza di tali passaggi, la transizione resta un enunciato privo di ricadute e il territorio viene esposto al rischio di una crisi industriale e sociale senza precedenti.
Se, al contrario, lo scenario è quello del mantenimento dell'impianto, anche in forme di riserva, è necessario che questa scelta venga assunta ascoltando le istanze del territorio, in modo trasparente e formalizzato, accompagnata da programmi chiari e vincolanti sul piano industriale e occupazionale. Non è sufficiente richiamare l'ipotesi della 'riserva fredda' se poi non vengono definiti in modo rigoroso tempi, modalità, standard operativi e impegni conseguenti. Anche in tale ipotesi, la comunità ha diritto a garanzie verificabili su investimenti, filiere e prospettive di medio-lungo periodo, evitando che l'incertezza si traduca in precarizzazione strutturale e in instabilità permanente.
A questa incertezza, nelle ultime settimane, si è aggiunto un ulteriore elemento che desta forte preoccupazione: la scelta del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica di non aver ancora avviato da un anno e mezzo le aste incentivanti sull'eolico offshore previste dal Decreto FER2. È una decisione che non parla di futuro e che rischia di indebolire, proprio ora, la credibilità e la concretizzazione di una traiettoria industriale alternativa alle fonti fossili. Civitavecchia, infatti, non chiede scorciatoie né annunci: ha una concreta possibilità di futuro già oggi, perché esistono progetti e investitori che guardano al nostro comprensorio per realizzare un hub nazionale dell'eolico offshore, con ricadute occupazionali potenzialmente molto rilevanti, sviluppo industriale qualificato e un riposizionamento strategico del territorio nella filiera della transizione energetica. Sospendere le aste, o comunque rallentare l'iter abilitativo e programmatorio, significa inviare al mercato e ai territori un segnale di indecisione che si traduce immediatamente in rallentamenti, rinvii e perdita di opportunità.
Il punto, per questa Amministrazione, è inequivocabile: non è indifferente l'indirizzo che il Governo intende adottare, esso deve essere espresso con atti formali, con un cronoprogramma credibile e con responsabilità esplicitate. Non è più accettabile che decisioni che incidono in modo diretto sul futuro economico e occupazionale di oltre 50.000 cittadini italiani restino sospese tra ipotesi e annunci. Il tempo dell'indeterminatezza è scaduto, perché l'indeterminatezza non è neutra: produce danni reali, frena investimenti, compromette percorsi di riconversione e rende impossibile alle istituzioni locali, insieme alla Regione Lazio, dare seguito a quel lavoro di programmazione e di coordinamento che in questi mesi è stato costruito con serietà e senso di responsabilità.
Per queste ragioni, chiedo con la massima fermezza istituzionale un riscontro scritto, circostanziato e formale circa la linea strategica che il Governo intende perseguire su Torre Valdaliga Nord e sul futuro industriale di Civitavecchia, nonché la convocazione urgente di un tavolo istituzionale con la Presidenza del Consiglio, il MiMIT e il MASE, con il coinvolgimento della Regione Lazio, delle parti sociali e degli enti territoriali, finalizzato a definire in tempi rapidissimi un quadro certo di decisioni, strumenti e tempi.
Il Comune di Civitavecchia conferma, come sempre, la piena disponibilità a collaborare lealmente con tutti i livelli istituzionali per costruire soluzioni sostenibili, equilibrate e coerenti con i fabbisogni della transizione energetica, anche alla luce delle tensioni geopolitiche e dei conflitti in atto a livello internazionale. Tale collaborazione, tuttavia, presuppone un elemento imprescindibile: la chiarezza delle scelte e la certezza degli strumenti. Non è tollerabile che un territorio già segnato da un lungo sacrificio ambientale venga lasciato nell'incertezza, né che opportunità concrete di reindustrializzazione pulita e di lavoro qualificato vengano rallentate o sospese per mancanza di decisione.
In attesa di un riscontro sollecito e della convocazione richiesta, porgo distinti saluti.
Civitavecchia lì 8 gennaio 2026
Il sindaco
Marco Piendibene
