


CIVITA CASTELLANA - Una vasta operazione antidroga ha portato all'esecuzione di 21 misure cautelari, 19 delle quali in carcere e due agli arresti domiciliari. Al centro dell'inchiesta un'organizzazione che, secondo la ricostruzione degli investigatori, avrebbe gestito un importante traffico di cocaina tra Civita Castellana, Labaro, Prima Porta e alcuni comuni dell'area nord della provincia di Roma.
L'indagine è stata condotta dagli investigatori del commissariato Flaminio Nuovo e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma. La struttura, secondo l'ipotesi accusatoria, avrebbe avuto il proprio punto di riferimento nel territorio di Civita Castellana e una rete organizzata per gestire sia i contatti con gli acquirenti sia la sorveglianza delle zone interessate dallo spaccio.
Particolare attenzione è stata rivolta al sistema di vedette, incaricate di controllare il territorio e avvisare dell'eventuale presenza delle forze dell'ordine. Tra i luoghi ritenuti strategici dagli investigatori sarebbe comparso anche il ponte pedonale in ferro che attraversa la ferrovia Roma-Viterbo, collegando via Falisca e via Mazzini. La posizione sopraelevata avrebbe consentito di avere una visuale particolarmente ampia sull'area circostante.
Secondo gli elementi raccolti durante l'inchiesta, il gruppo sarebbe stato in grado di movimentare circa 100 grammi di cocaina al giorno, arrivando a un giro economico stimato in quasi 2 milioni di euro all'anno.
Per eseguire i provvedimenti e individuare le persone coinvolte sono entrati in campo anche gli investigatori delle Squadre mobili di Viterbo e Catania, insieme agli agenti del XV Distretto Ponte Milvio. Le attività investigative hanno infatti seguito una rete che, partendo dalla provincia di Viterbo, avrebbe raggiunto anche il territorio a nord della Capitale.
Tra gli episodi già emersi nell'inchiesta figura anche quello di una 32enne tunisina, individuata lo scorso ottobre in provincia di Catania. Secondo l'accusa, la donna sarebbe stata formalmente impiegata in un bar di Civita Castellana, mentre in realtà avrebbe svolto attività di spaccio al dettaglio. La Cassazione ha recentemente confermato nei suoi confronti la misura della custodia cautelare in carcere.
Uno degli aspetti investigativi riguarda inoltre la modalità con cui sarebbe stata gestita la droga. Gli indagati avrebbero fatto ricorso alla cosiddetta “modica quantità”, distribuendo lo stupefacente in diversi nascondigli e recuperando di volta in volta soltanto la dose richiesta dal cliente. Un sistema che, secondo gli inquirenti, avrebbe consentito agli spacciatori di limitare la quantità di droga direttamente detenuta e, contemporaneamente, di mantenere nascosta la maggior parte della disponibilità giornaliera.
L'operazione restituisce così l'immagine di una rete articolata, con una struttura capace di muoversi tra Tuscia e hinterland romano, utilizzando una precisa organizzazione dei ruoli e un sistema di controllo del territorio.
Presunzione di innocenza
Le informazioni riportate si riferiscono alla fase delle indagini preliminari e non costituiscono un accertamento di responsabilità. Tutti gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.